NEANCHE BRENDAN GLEESON (IL MIO ATTORE PREFERITO) PUÒ FARE PIÙ DI TANTO CON “APPUNTAMENTO AL PARCO”

L’angolo di Michele Anselmi | | Scritto per Cinemonitor

Forse lo sapete: Brendan Gleeson, irlandese, classe 1955, è il mio attore preferito in assoluto (sul versante femminile c’è Diane Lane). Mi piace da sempre, prima era considerato solo un caratterista di valore, da qualche anno è ascesso a ruoli da protagonista: vedere per credere “Un poliziotto da happy hour”, davvero il titolo italiano più fesso che si potesse escogitare, “Calvario”, “Lettere da Berlino”. Appena esce un suo film io me lo vado a vedere, anche se poco ispira, come nel caso di questo “Appuntamento al parco” dell’inglese americanizzato Joel Hopkins.
Trattasi, se avete visto il trailer, di commedia romantica over 60 ambientata dalle parti di Hampstead Heath, rigogliosa area verde a nord di Londra, tra alberi secolari e laghetti puliti, a ridosso di uno dei quartieri più chic della capitale inglese. Musichette zuccherose, aquiloni di bambini, case sontuose e, in mezzo al parco del titolo, una baracca di legno e lamiera nella quale vive da 17 anni il solitario Donald, personaggio ispirato al vero Harry Hallowes. Guai a chiamarlo “senzatetto”, perché lui il tetto ce l’ha: quella baracca, attorno alla quale ha fatto crescere un bell’orto per mangiar sano senza spendere nulla, è casa sua.
Barbona incolta e capelli arruffati, un vecchio “parka” per cappotto e un bastone per aiutarsi nella boscaglia, Donald viene dall’Irlanda rurale. Ha vissuto dappertutto, ha visto morire di tumore la sua Valerie e di sicuro non dà fastidio a nessuno. Ma una speculazione edilizia è in agguato, sicché la sua baracca finisce col diventare un casus belli.
Direte: e l’amore che c’entra? C’entra. Perché a poche centinaia di metri vive Emily, un’americana ultrasessantenne ancora piacente, rimasta vedova da un anno e ora alle prese con seri problemi economici. Il marito, che pure la tradiva, ha lasciato un mare di debiti, sicché Emily, abituata a non far nulla se non un po’ di volontariato in un negozietto, medita di vendere l’appartamento lussuoso, dove vive circondata da riccastre pettegole, per uscire dall’incubo. Una sbirciatina dalla soffitta col binocolo basterà alla donna immalinconita per fare la conoscenza di quell’omone nudo che si lava nello stagno di fronte. Con quel che ne consegue.
“Appuntamento al parco” purtroppo è un film loffio, che arranca senza impennate; i siparietti comici “all british” appartengono alla convenzione, e anche i due attori protagonisti vanno col pilota automatico. Peccato, perché ogni tanto i duetti tra i due amanti “scandalosi” si sottraggono al cliché e sfoderano un palpito di verità.
Diane Keaton, ormai abituata a storie del genere, sembra replicare il personaggio di “Ruth & Alex. L’amore cerca casa” (lì era sposata col pittore Morgan Freeman). Si vede che il regista la adora, infatti il film è tutto un omaggio alla sua eccentrica eleganza: occhiali, giacche, camicette, pantaloni, cappotti, incluso il basco di “Io e Annie”. Mentre Gleeson incarna l’opposto: l’eremita finto burbero e “filosofo” che ama ritrovarsi sotto la tomba di Karl Marx nel cimitero di Highgate, difende coi denti il proprio diritto a vivere come vuole, detesta cellulari, comodità, lussi e bada al sodo.
Benché doppiato bene dalla Bim che distribuisce, “Appuntamento al parco” funziona meglio in lingua originale, dove i diversi accenti dei due attori (yankee lei, irish lui) contribuiscono a definire meglio i contorni dello “strano incontro”: tra due persone non più giovani, tra due mondi agli antipodi.
(Nelle foto: a sinistra Harry Hallowes, il vero “eremita” di Hampstead Heath. A destra Brendan Gleeson e Diane Keaton in “Appuntamento al parco”).

Michele Anselmi

Lascia un commento