L’incontro: boxe e adolescenza per raccontare lo Ius soli al premio MigrArti

L’incontro, cortometraggio presentato al premio MigrArti della 74ma mostra del cinema di Venezia, sfrutta un’ambientazione molto comune e congeniale, specie negli ultimi anni, sia a teatro che al cinema. Si tratta della soluzione registica della prigionia in un set unico, più o meno claustrofobica, da parte di protagonisti che naturalmente si ritroveranno, prima di uscirne definitivamente, a fronteggiare difficoltà e discussioni esistenziali. Basti pensare a Carnage o al nostrano Due partite.

Mellara e Rossi adoperano questo tipo di struttura sfruttandola discretamente e generando una bella dose di tensione nello spettatore, che si ritroverà alla fine nei panni dello stesso protagonista. Amin è un giovanissimo pugile che attende di salire sul ring di un incontro di boxe che potrebbe aggiudicargli un titolo importante; forse anche un incentivo per l’ottenimento della cittadinanza italiana. Infatti il nostro eroe è musulmano, ma nato e cresciuto in Italia. Attorno a lui gravitano personaggi della sua vita, incluso il boss della palestra (Bob Messini), anche loro in difficoltà e che lo caricano di ulteriori preoccupazioni inopportune considerato il momento delicato.

L’asprezza e la drammaticità della situazione viene riflessa da un cast multiculturale in continua interazione ed, infine, esaltata da una regia asciutta, ma al contempo espressiva, con tanto di uso allucinato di flash ed effetti sonori ossessivi. I giovani di origine marocchina, Amin Miftah su tutti, nonostante sembrino ancora alle prime armi, sono comunque in ruolo e recuperano immediatamente nei momenti in cui interloquiscono fra di loro nella loro lingua. Lo scopo primario del corto, che è sensibilizzare sul tema dello Ius soli, viene in ogni caso raggiunto e ampiamente apprezzato.

Spinosi Furio

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