L’incredibile vita di Norman. A New York fa del bene un moderno ebreo cortigiano

Norman Oppenheimer ha come scopo nella vita quello di aiutare gli altri. Un giorno incontra Micha Eshel, futuro leader politico che vive un periodo difficile fatto di insicurezze e solitudine. L’incontro tra i due segnerà l’inizio di una grande amicizia, simboleggiato da un paio di scarpe costose che Norman regala a Micha. Dopo tre anni e vari contatti, Eshel diventa Primo Ministro e la vita del suo misterioso amico subirà notevoli cambiamenti nel bene e nel male.
Secondo il regista Joseph Cedar, Norman è un moderno Ebreo cortigiano; un personaggio presente nella cultura biblica e nella letteratura che da sempre ha fatto scaturire nel lettore (e in questo caso dello spettatore) sentimenti di odio e fascino nei suoi confronti. In questo caso, l’odio è causato dall’insistenza del protagonista a voler aiutare chiunque incontri, arrivando anche a mentire, ma allo stesso tempo rimane affascinante per la purezza delle sue intenzioni. Norman mette anima e cuore in quello che fa, senza chiedere nulla in cambio, se non l’avere la certezza di aver compiuto del bene e di essere stato utile.
Richard Gere eccelle in un ruolo che si allontana di molto dalle consuete parti da eroe romantico o da sex symbol (durante la conferenza stampa di Roma, l’attore ha ammesso di aver interpretato proprio in questo film “il suo ruolo più intimo”). Buona anche l’interpretazione dell’israeliano Lior Ashkenazi, attore celebre nella sua patria e reduce da Foxtrot (Leone d’argento alla 74esima Mostra di Venezia), che riesce a mostrare al meglio la fragilità e le insicurezze di un uomo potente, portandolo ad un livello più umano. Convince meno Charlotte Gainsbroug, forse perché il suo volto e il suo corpo sono ormai troppo legati ai martiri moderni di Von Treir al punto che un ruolo con meno “sovrastruttura psicologica” pare non le si addica più. Nonostante il parco attori, tuttavia, il film fatica a stare in piedi e in alcuni punti gira addirittura a vuoto: è il caso delle scene “surreali”, totalmente fuori contesto in una pellicola che a tutti i costi vuole essere semplice. Il tema della cultura ebraica, inoltre, è trattato in maniera profonda, ma distaccata, quasi elitaria: pur nulla facile da decrittare per chi non conosce gli usi e costumi di tale fede. Nelle sale per Lucky Red dal 28 settembre.

Sarah Shaqiri

Lascia un commento