Se permettete parliamo del David (di Donatello). Quali saranno ruoli, funzioni e obiettivi della Fondazione?

Degli interventi di Michele Anselmi su Cinemonitor sull’imminente trasformazione dell’Ente David di Donatello in una Fondazione si può condividere davvero molto. In particolare l’osservazione sulla totale assenza di dibattito aperto alla comunità cinematografica, su cosa precisamente comporti il cambio d’identità di questa istituzione unica, fondata nel 1956 e presieduta dal 1981 fino alla sua scomparsa da Gianluigi Rondi,  con il sostegno, nell’arco di mezzo secolo di tanti celebrati autori (Suso Cecchi d’Amico, Tonino Guerra, Carlo Lizzani, Luigi Magni, Mario Monicelli, Furio Scarpelli, Ettore Scola e tanti altri). La gran parte di costoro, se non la totalità, aderivano ed erano esponenti dell’Anac, la quale ha dunque avuto fin dall’inizio un ruolo importante nella vita del Premio; un ruolo che continua a mantener grazie all’apporto super partes di un altro illustre rappresentante dell’associazione, Giuliano Montaldo, il quale si è assunto il compito di traghettarlo nel futuro.

In questo delicatissimo momento di passaggio è lecito porsi domande su quali saranno ruoli, funzioni e obbiettivi della nuova Fondazione David di Donatello. Rifacendoci allo spirito con il quale è nato e soprattutto è cresciuto il Premio, ma anche riferendoci a ciò che caratterizza il premio della European Film Academy (con sede a Berlino) e quello del César in Francia, è da ritenere che una delle esigenze imprescindibili dovrà essere un’ulteriore valorizzazione delle professioni peculiari del cinema-cinema e che ci  si debba sempre più orientare verso attività permanenti di educazione all’immagine e formazione del giovane pubblico. Questa dovrebbe probabilmente essere la missione della ‎nuova Fondazione David di Donatello. In tal senso, chiunque si candidi alla guida di questa nuova fase ormai vicinissima dovrebbe azzardare a esprimere le proprie idee in proposito e un abbozzo di programma dichiarandoli pubblicamente. E tuttavia, a quel che pare, le candidature per la carica del nuovo presidente che sostituirà lo scomparso Rondi ‎si riducono a una soltanto.

Personalmente, l’Anac non ha alcuna prevenzione e, anzi, vede con fiducia e simpatia la candidatura proposta dall’Anica di una professionista seria e preparata ‎quale è Piera Detassis, nondimeno crediamo che sarebbe più corretta procedura presentare una rosa di aspiranti presidenti. Un ventaglio di possibilità darebbe maggiore legittimità alla nomina finale. In ogni caso è auspicabile che – uno o più candidati che siano – vengano prima dell’elezione presentate quelle che dovrebbero essere le linee guida, artistiche ed etiche, della conduzione del nuovo David.
In questa sede ne approfittiamo comunque per suggerire il nome di qualche altro autorevole organizzatore culturale, altamente rappresentativo e in grado di garantire adeguata imparzialità, che ci piacerebbe veder fare un passo avanti e proporsi, programma alla mano: da Felice Laudadio a Giorgio Gosetti, a Luciano Sovena. Per non dire di un autore di assoluto pregio quale Bernardo Bertolucci.
Auguri, David.

Giacomo Scarpelli

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