120 battiti al minuto. Un Grand Prix per le scuole

Un ossimoro su eros e thanatos. È questo il commento più adatto per descrivere 120 battiti al minuto diretto dal regista francese, che del film cura anche il montaggio, Robin Campillo. Premiato da Pedro Almodóvar con il Grand Prix all’ultimo Festival di Cannes perché, come ha dichiarato l’autore di Tutto su mia madre,  “ha raccontato storie di eroi veri che hanno salvato molte vite”.

Il film è lungo ossimoro perché è un’opera provocatoria sulla libertà sessuale, educativa e di sensibilizzazione sulla diffusione del virus dell’HIV, sulle attività svolte dall’Act Up Paris, un’associazione, cui il regista si è unito nel 1992. Delicata come la scena d’amore in ospedale tra Nathan e Sean, che quando pronuncia, ormai malato terminale, “mi manchi” al suo amore commuove ed intenerisce, ma anche ansiogena come un’altra scena d’amore tra gli amanti che raccontano come hanno contratto il virus. Originale, come la colonna sonora curata da Arnaud Rebotini a base di house perché musica malinconica e rappresentativa del virus, e scontata, come la scelta di “Smalltownboy”, icona della musica popolare gay.

Schietto per il coraggio di affrontare certe tematiche, ma anche ridondante e troppo lungo come testimoniano i suoi 144 minuti. In generale, pedagogico e finalizzato a sensibilizzare gli spettatori sulla diffusione del virus HIV: adatto soprattutto per un pubblico scolastico. Del resto l’idea del film nasce proprio negli anni in cui Campillo frequentava La Femis insieme a Cantet, con il quale l’autore ha collaborato a lungo per “umanizzare” l’uso del digitale.

In questa pellicola sono presenti tutti i valori tradizionali della Francia: la rabbia, la ribellione e la lotta per la difesa e la rivendicazione dei diritti, ma a catturare più di tutto il resto sono i fotogrammi del fiume la Senna, che nel sogno di Sean, un sogno alla Bergman tant’è premonitore di presagi negativi, si colora di rosso in contrasto con il candore dell’edilizia francese. Un altro ossimoro, appunto.

Alessandra Alfonsi

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