QUASI UN MINUETTO: ECCO LA XII FESTA DEL CINEMA DI ROMA. MONDA RINNOVATO LA DEFINISCE “BELLA”, DETASSIS SE NE VA

L’angolo di Michele Anselmi per Cinemonitor

Quasi un minuetto: con i due padroni di casa, cioè il direttore artistico Antonio Monda e la presidente Piera Detassis, che ringraziano tutti, distributori e produttori, “main partner” e sponsor, istituzioni locali e ministero ai Beni culturali, in una chiave molto friendly ed ecumenica, per la serie “siamo una grande famiglia”. Infatti non sono mancati neppure gli applausi, saliti dalla platea della Sala Petrassi, a quanto pare non solo popolata di giornalisti.
La dodicesima Festa del cinema di Roma si svolgerà dal 26 ottobre al 5 novembre, con una pre-apertura, il 25, incentrata sul thriller poliziesco “La ragazza nella nebbia” dello scrittore e neoregista Donato Carrisi; gentilmente fornito da Medusa, come del resto il titolo di chiusura, che è “The Place” di Paolo Genovese. In molti s’aspettavano che fosse della partita anche il musical borgataro/shakespeariano “Riccardo va all’inferno” di Roberta Torre, invece non c’è. Risultato? Il cinema italiano, accolto in forze, diciamo pure con notevole generosità alla recente Mostra di Venezia, si prende una vacanza alla Festa di Roma. Un po’ perché i film sono finiti, un po’ perché Monda ha voluto smarcarsi. Così: “Pochi italiani? Abbiamo puntato sulla selezione, non sull’allargamento. Non mi piacciono le quote Italia, tanto meno le riserve indiane. Altre manifestazioni sono arrivati a prenderne presi 26, noi no”. Il riferimento era ad Alberto Barbera, non citato, ma chi ha capito ha capito. L’altro titolo tricolore inserito nella selezione ufficiale è “Una questione privata” dei fratelli Taviani, dal romanzo di Beppe Fenoglio, “adattato magistralmente sullo schermo”, sempre secondo il direttore artistico. Il cui mandato è stato rinnovato per altri tre anni, ossia fino al 2020, proprio ieri lunedì, alla vigilia della conferenza stampa, dal cda della Fondazione Cinema per Roma, composto da Piera Detassis, Laura Delli Colli, Lorenzo Tagliavanti, Roberto Cicutto e José R. Dosal.
La scelta, benché legittima, ha un po’ sorpreso. Magari sarebbe stato più elegante attendere la fine della dodicesima edizione per annunciare il rinnovo dell’incarico, ma siccome la presidente Detassis è in partenza verso i riformati David di Donatello, e non si sa bene coma la pensi il Comune di Roma sulla faccenda, s’è preferito stringere i tempi con un cda convocato ad hoc. Così, almeno, si mormora nell’ambiente.
Detto questo, la dodicesima Festa del cinema di Roma, anticipata da un manifesto in bianco e nero e colori che ritrae Audrey Hepburn in “Cenerentola a Parigi”, si annuncia ricca e varia, “bella” per dirla con Monda: 14 le anteprime mondiali, 10 le internazionali, 10 le europee, 31 i Paesi coinvolti, molte storie al femminile. Nell’illustrare la filosofia estetica della kermesse quirite, Detassis parla di “vetrina glocal e luogo dinamico”, soprattutto di “crossing border”, nell’ambizione di “andare oltre confine, oltre la cittadella magnifica dell’Auditorium, per sollecitare le potenzialità e creatività più giovani, nascoste e sconosciute, rendersi capillari”. Suona bene, anche se paiono frasi da catalogo, un po’ come il neologismo “festaval” che anni fa coniò Marco Müller per intrecciare i concetti di festa e festival. Mentre Monda, per scansare quella che ritiene “una malinconica domanda”, notifica subito il budget della Festa: 3 milioni e 419 mila euro. Quanto alle star sul tappeto rosso, altra “domanda malinconica”, ci sarà tempo per precisare da qui all’inaugurazione, ma saranno “almeno una al giorno”. I fotografi possono stare tranquilli.
Qualche titolo per far venire l’acquolina in bocca? Il western d’apertura “Hostiles” di Scott Cooper con Christian Bale e Rosamund Pike, “Detroit” di Kathryn Bigelow, “Logan Lucky” di Steven Soderbergh, “Mudbound” di Dee Rees, “Last Flag Flyng” di Richard Linklater. Ma siccome non si vive di sola America, il direttore cita, tra i suoi favoriti, anche il messicano “Cuernavaca” di Alejandro Andrade Pease, l’autsro-tedesco “Mademoiselle Paradis” di Barbara Albert, il francese “Mon garçon” di Christian Carion.
Poi ci sono gli “incontri ravvicinati” col pubblico, tutti ampiamente annunciati nei mesi scorsi, e non c’è che l’imbarazzo della scelta: da David Lynch, destinatario di una premio alla carriera, a Xavier Dolan, da Jake Gyllenhall a Ian McKellen, da Chuck Palahniuk a Michael Nyman, da Fiorello a Gigi Proietti… Ah, verrà anche Nanni Moretti: la sua prima volta alla Festa. “Nanni è stato per tanto tempo freddino” ha sorriso Monda. Con l’età tutti si scongelano.

Michele Anselmi

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