“UNA DONNA FANTASTICA”, DAL CILE UN BEL FILM DA VEDERE. UNA FAMIGLIA, UNA TRANS E UN MARITO DA SEPPELLIRE

L’angolo di Michele Anselmi per Cinemonitor

“Mi chiamo Marina Vidal, c’è qualche problema?”. Certo che sì. La donna fantastica del titolo in realtà è un uomo, anzi una trans: bella, orgogliosa, tosta, molto femminile. Il pubblico capisce quasi subito, e tuttavia resta spiazzato: impossibile non parteggiare per lei con tutto ciò che le sta capitando, ma è pure vero che la situazione si profila piuttosto imbarazzante.
Non so se “La donna fantastica” sia, come sostiene il 43enne regista cileno Sebastián Lelio, “un film politonale, multi sperimentale e multi emozionale”; però è intriso di uno splendore estetico non comune, anche sul piano squisitamente visivo, che via via sbriciola l’impasto realistico della storia e la porta da un’altra parte, alla ricerca di una complicità sotterranea tra lo spettatore e la protagonista.
La vicenda in estrema sintesi. La ventisettenne cameriera e cantante Marina ama Orlando, un uomo separato e benestante, con figli, vent’anni più grande di lei. Una sera, dopo aver fatto l’amore, lui ha un infarto, cade per le scale, il corpo si copre di lividi, infine muore in ospedale dov’è arrivato grazie a Marina. Tutto questo nei primi dieci minuti. Il resto potete immaginarlo: il pregiudizio nei confronti di quella strana presenza femminile si trasforma in sospetto, violenza, rifiuto. La natura transgender di Marina mette in crisi ogni forma di umana compassione, e lei, del resto, non fa nulla per trovare un’intesa con la famiglia del caro estinto. Rivendica la propria identità e i propri sentimenti.
Chi ha apprezzato “Gloria”, 2013, riconoscerà in “Una donna fantastica” il talento del 43enne Sebastián Lelio, anche nell’uso mirato delle canzoni. Se lì era l’hit di Umberto Tozzi a contrappuntare spiritosamente le disavventure erotico-amorose di una single cinquantenne dragata da un patetico coetaneo, qui è “(You Make Me Feel) A Natural Woman” di Aretha Franklin a evocare, in una chiave più drammatica e simbolica, il mondo interiore di Marina.
Attenzione: il film non è manicheo, non ci sono solo cattivi, anzi sia la moglie di Orlando sia la poliziotta chiamata a indagare trattano con rispetto Marina, pur nella differenza dei ruoli, nella delicatezza del momento. E intanto, mentre cresce la tensione familiare attorno agli interessi in gioco, “la mujer fantástica” si ritrova a marciare da sola contro tutto e tutti, quasi sfidando un vento impetuoso, reale e allegorico, che vorrebbe piegarla, farla recedere, cadere in terra.
La vera trans Daniela Vega, doppiata bene da Chiara Gioncardi nella versione italiana, è allusiva, misteriosa e inafferrabile nel dar corpo alla sua Marina. Non meraviglia che, dopo l’Orso d’argento per la migliore sceneggiatura vinto a Berlino 2017, “Una donna fantastica” sia stato proposto dal Cile per l’Oscar, categoria “miglior film in lingua straniera”. Francamente, con tutto il rispetto, non c’è partita con il nostro “A Ciandra”. Nelle sale da oggi 19 ottobre, con Lucky Red.

Michele Anselmi

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