“LA RAGAZZA NELLA NEBBIA”: IL DIAVOLO VA FORTE IN MONTAGNA. ABBIAMO CAPITO CHE DONATO CARRISI HA VISTO MOLTI FILM

L’angolo di Michele Anselmi per Cinemonitor

Vedi “La ragazza nella nebbia” e hai subito la sensazione che lo scrittore noir Donato Carrisi, esordendo alla regia, abbia voluto dimostrare di aver visto molti film di riferimento. Infatti una delle frasi ricorrenti ci ricorda che lo scrittore più bravo è quello che copia bene. Varrà anche per il cinema?
Detto questo, s’intende, non è necessario cogliere tutti i riferimenti, le citazioni, le strizzatine d’occhio, ma certo Carrisi ci si è messo di buzzo buono. Facciamo qualche titolo? “I soliti sospetti” di Bryan Singer, “La promessa” di Sean Penn da Friedrich Dürrenmatt, “The Captive – Scomparsa” di Atom Egoyan, “Fargo” dei fratelli Coen, “Seven” di David Fincher, “Lasciami entrare” di Tomas Alfredson, forse “La ragazza del lago” di Andrea Molaioli e “La foresta di ghiaccio” di Claudio Noce, qualcosa della serie tv “Criminal Minds”, chissà quante altre cose ancora, incluso un incongruo squillo di telefono preso da “C’era una volta in America” di Sergio Leone.
“La ragazza della nebbia” esce giovedì 26 ottobre nelle sale in 400 copie, targato Medusa & Colorado Film, dopo l’anteprima di domani sera all’Auditorium in chiave di pre-apertura della dodicesima Festa di Roma. Trattasi di thriller di montagna, piuttosto fosco e allusivo, che Carrisi ha tratto con qualche libertà dal suo romanzo, omonimo, uscito nel 2015 con Longanesi. Lungo il libro, quasi 400 pagine; lungo il film, quasi 130 minuti. Ma è probabile che chi ha apprezzato la pagina scritta correrà a vedere anche la versione cinematografica.
La storia all’osso: in un piccolo paese di montagna incastonato nelle Alpi italo-svizzere, Avechot, l’adolescente Anna Lou Kastner è scomparsa nel nulla uscendo di casa nella nebbia, a due giorni dal Natale. La fanciulla sedicenne, rossa di capelli e con le lentiggini, era affiliata controvoglia a una Confraternita di cattolici creazionisti e anti-abortisti, ma forse il suo diario infantile non la dice tutta. Il famoso poliziotto Vogel, azzimato e luciferino, viene spedito sul posto, mentre accorrono a stretto giro di posta, quasi imbeccate dallo sbirro, troupe televisive e giornaliste famose, tra le quali la disinvolta Stella Honer. Passano settimane, non affiora il corpo della ragazza ma urge trovare un colpevole. Il professore di liceo Loris Martini, bello, barbuto e un po’ ambiguo, sembra perfetto: il capro espiatorio ideale per chiudere il caso.
Naturalmente “La ragazza nella nebbia” confonde con cura le cose e gli indizi, in un gioco a incastro continuamente smentito che comincia dalla fine, con un dialogo sibillino tra il vecchio psichiatra locale Augusto Flores e l’agente Vogel reduce da uno strano incidente d’auto.
Fotografia ovattata e rugginosa, interni quasi da anni Sessanta, musica d’archi spalmata dappertutto, un’aria cupa “da sortilegio”, frasi a effetto come “Il peccato più sciocco del diavolo è la vanità” o “Prima regola: santificare la vittima”, plastici della cittadina un po’ alla maniera di “Porta a porta”, animali impagliati, crocifissi e bigotteria diffusa, eccetera.
In effetti Carrisi, classe 1973, punta sull’atmosfera lasciando fuori campo la violenza e molto ironizzando sul ruolo nefasto svolto dai mass-media in questo genere di crimini, nonché sull’uso manipolatorio che di essi possono fare gli investigatori. Non si allude alla sexy-criminologa Roberta Bruzzone, però è come se ci fosse.
Per il cast di prima grandezza si vede che non s’è badato a spese. Toni Servillo fa Servillo all’ennesima potenza nell’incarnare il felpato agente Vogler, il deus ex machina che pensa di essere il più furbo di tutti; Alessio Boni è l’incasinato professore incastrato dalle prove costruite ad arte; Jean Reno il sin troppo saggio strizzacervelli che ama pescare sempre le stesse trote; Galatea Ranzi, Michela Cescon e Greta Scacchi ispessiscono il versante femminile nei ruoli della star televisiva, della poliziotta col colbacco alla “Fargo” e della vecchia reporter presa per matta. Le sorprese non mancano, in ossequio al tormentone: “È il cattivo che fa la storia”. Se non fosse che in questo caso i cattivi sono tanti…

Michele Anselmi

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