Hostiles. Viaggio nel cuore di tenebra dell’America e di noi stessi

Non si poteva augurare miglior inizio a questa dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Hostiles di Scott Cooper, con Christian Bale e Rosamund Pike, in un certo senso, ne rispecchia l’animo. Robusto, compatto e capace di creare un’ottima tensione drammatica nonostante non brilli, di certo, per originalità. La storia è nota ed è stata battuta già volte dal western, il più classico tra i generi cinematografici americani. Il capitano Joe Blocker è sul punto di andare in pensione quando riceve un incarico che non può non portare a termine: dovrà condurre a casa, nel Montana, il Capo Cheyenne Falco Giallo, in fin di vita per una malattia terminale. Blocker non accetta il compito di buon grado e prova a tirare in ballo il sanguinario passato di Falco Giallo per cavarsela. Ciononostante, sarà costretto ad organizzare una spedizione e a dare inizio al viaggio a cui si unirà casualmente anche Rosalie, una donna a cui è stata trucidata la famiglia da una banda di ladri Comanche in cerca di cavalli da razziare.

Lo spirito in cui si iscrive il film vorrebbe è dichiarato da una citazione di H.D. Lawrence, secondo cui l’America ha un cuore duro e stoico che, nel corso dei secoli, non si è minimamente ammorbidito. A partire da una dichiarazione, è facile immaginare che la delineazione dei personaggi sia legata ad una ben precisa serie di archetipi: da una parte ci sono i buoni (che nascondono un oscuro passato) e dall’altra i cattivi (da cui, in fin dei conti, i buoni non differiscono poi così tanto). Facile, poi, innestare, su un background del genere e nel corso di un viaggio che conduce al cuore di tenebra dell’America, dubbi, incertezze ed interrogativi sulla propria identità, che finisce per essere molto più liquida di quanto ogni singolo personaggio potesse pensare.

Eppure, nel corso di questo canovaccio ben noto, non manca lo spazio per determinate aperture che finiscono per ossigenare lo sviluppo del racconto. “Sono stanco, Joe. Dicono che ho la malinconia”. Un dialogo, dal tono lento e distante, tra Blocker ed un suo sergente, provoca uno squarcio nel buio e restituisce due personaggi che, nell’oscurità dell’età adulta, si lasciano andare alla nostalgia dei tempi passati. L’orizzonte malinconico e crepuscolare del western innerva Hostiles, trasformandolo in una sfida contemplativa attenta anche ai chiaroscuri dell’anima. L’atmosfera dolente, contraddittoria e l’attenzione estetica restituiscono un racconto che si ammorbidisce con il passare dei minuti senza, tuttavia, che la propria durezza ne risulti intaccata. Scott Cooper si conferma un buon regista, consapevole delle modalità di costruzione di un robusto film di intrattenimento, ma sempre attento al mantenimento di una delicatezza che fa in modo che rigide figure si trasformino in personaggi desideranti.

Matteo Marescalco

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