BENEDETTO SODERBERGH, NON LASCIARE MAI IL CINEMA. ALLA FESTA SI RIDE COI RAPINATORI BURINI DI “LOGAN LUCKY”

La Festa del cinema di Michele Anselmi

Ogni tanto Steven Soderbergh, oggi 54enne, annuncia di voler chiudere col cinema. Per fortuna non mantiene la promessa. Intanto s’è messo a fare tv di buona qualità, come attestano le due stagioni della serie “The Knick”. Questo nuovo “Logan Lucky” segna il suo ritorno sul grande schermo a quattro anni dal thriller “Effetti collaterali”. In patria il film non è andato commercialmente bene, peccato; ma è anche vero che è costato poco per gli standard statunitensi, meno di 30 milioni di dollari, ci si augura quindi che la vecchia Europa si mostri più benevola. Da noi uscirà con Lucky Red dopo l’anteprima odierna alla dodicesima Festa di Roma.
Perché “Logan Lucky” (“lucky” nel senso di fortuna contro una sorta di maledizione familiare) è una pimpante commedia d’azione incentrata su una banda di rapinatori proletari e burini. Infatti il regista l’ha definita «la versione anti-glam di “Ocean’s Eleven”: nessuno dei protagonisti veste in modo elegante, non hanno soldi e nemmeno tecnologia». Gli undici di quel fortunato film poi diventato serie qui diventano sette, e c’è pure un riferimento ironico in proposito, laddove un titolo di giornale recita: “Ocean Seven’s Eleven”.
Insomma siamo nell’America rurale della West Virginia, tra ex minatori disoccupati e sciampiste in minigonna, dove si portano cappellini col marchio John Deere, pantaloni mimetici e furoreggiano le Ford Mustang di ieri e di oggi.
Diviso dalla moglie e padre premurosa della piccola Sadie, Jimmy Logan è una ex promessa dello sport infortunatasi alla gamba, non ha un soldo ma vive dignitosamente in una casa mobile, e quando lo licenziano dal cantiere per un cavillo assicurativo non gli resta che passare dall’altra parte della legge. Parola d’ordine: “Cavolfiore”. Insieme al fratello barista Clyde, tornato dal fronte senza l’avambraccio sinistro, e alla sexy sorella parrucchiera Mellie ordiranno un piano ingegnoso.
Il colpo riguarda una gara di automobili, categoria Nascar, al Motor Speedway di Charlotte: i soldi, tanti e in piccolo taglio, girano attraverso il sistema di posta pneumatica, e il caso vuole che una serie di voragini del terreno renda tutto più facile. Ma ci vuole un esperto di bombe artigianali: e l’unico sulla piazza, il poco raccomandabile Joe Bang dai capelli biondi a spazzola e dai tatuaggi minacciosi, ha ancora cinque mesi in galera da scontare…
Costruito su un certo immaginario americano da “working class” sudista, incluso birre a gogò, parlata strascicata e battute scurrili, “Logan Lucky” gioca col genere “stangata & dintorni” alla maniera tipica di Soderbergh, per quanto il ben oliato copione sia firmato da Rebecca Blunt. I personaggi sono insieme buffi e furbi, maldestri e scientifici; talvolta sembrano “redneck” usiti da serie tv come “Hazzard” o “Justified”, ma in fondo sono ribelli e burloni, anche capaci di mettere a punto una strategia di raffinato depistaggio. Inutile dire che la musica conta e parecchio, in questa ballata, ironicamente patriottica e vagamente country, che sfotte il mondo della pubblicità e la stupidità di certi apparati dello Stato. Non a caso sarà la sempre toccante “Take Me Home, Country Roads” di John Denver a siglare una delle scene più azzeccate.
I tre fratelli sono incarnati da Channing Tatum, pure coproduttore, Adam Driver e Riley Kenough; in attesa di tornare 007, Daniel Craig si diverte a fare il bombarolo ossigenato; la vera star della country music Dwight Yoakam è il fesso capo della prigione; mentre la rediviva Hilary Swank è una scaltra agente Fbi che di sicuro non mollerà l’osso.

Michele Anselmi

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