NEL QUADRATO DELL’ALTRUISMO E DELLA FIDUCIA TUTTO FRANA. DALLA SVEZIA IL FILM CHE NESSUN ITALIANO POTREBBE MAI FARE

L’angolo di Michele Anselmi

Verrebbe mai in mente a qualcuno, tra i registi e i produttori italiani, di girare uno film come “The Square”? Manco per idea. Infatti l’ha scritto e diretto un cineasta svedese, classe 1974, che si chiama Ruben Östlund, il quale proprio con “The Square” ha conquistato la Palma d’oro a Cannes 2017. Giovedì 9 novembre esce nelle sale col marchio Teodora, forse non è il capolavoro di cui parlano in tanti, magari è troppo lungo nei suoi 145 minuti; ma certo sa combinare con arguzia, diciamo pure forte senso dell’allegoria morale, commedia e dramma, ironia politicamente scorretta e analisi sociale, situazioni buffe legate al mondo dell’arte contemporanea e conseguenze tragiche di piccoli gesti individuali.
“The Square”, in questo caso, indica un’installazione artistica a forma di quadrato ispirata alla vera performer argentina Lola Arias. Trattasi di un quadrato dipinto per terra, ben delimitato, e illustrato da una scritta che recita: “The Square è un santuario di fiducia e altruismo. Al suo interno abbiamo tutti gli stessi diritti e doveri”. Facile a dirsi.
Il fascinoso Christian, padre separato con due figlie, dirige con duttile piglio manageriale il Royal Museum di Stoccolma, dove sta per debuttare il famoso “quadrato” in questione che invita i visitatori a fidarsi l’uno dell’altro. Ma nel frattempo, attraversando una piazza dove qualcuno sta gridando chiedendo aiuto, l’ottimista Christian si ritrova senza portafogli e cellulare. Chi è stato? E come ha fatto? Qualcuno, al museo, suggerisce al direttore di seguire al computer le “tracce” del telefonino, che portano in un caseggiato popolare alla periferia di Stoccolma; il secondo passo sarà una lettera minacciosa lasciata sotto la porta di ogni appartamento, con esiti naturalmente imprevedibili sulla vita del direttore. Non così progressista, tollerante, anti-razzista e sensibile come pensava di essere.
Il film sfrutta una formula classica della commedia paradossale, in questo caso di ambientazione nordica, a sfondo borghese: a mano a mano che Christian si infogna nella ricerca dei beni rubati, e peraltro presto recuperati, il destino si accanisce sull’uomo, in ogni aspetto della sua esistenza. Sesso, carriera, famiglia, dignità: tutto sprofonda nel caos, a dimostrazione che “fiducia e altruismo” non sono materia da installazione artistica.
Volendo, si può considerare “The Square” un film molto politico, del resto Östlund scrive nelle note di regia: “Anche in Svezia, un tempo considerata la società più egualitaria del mondo, la crescente disoccupazione e la paura del futuro hanno spinto le persone a diffidare degli altri e della società stessa”. L’utopia socialdemocratica/protestante è franata da un pezzo, sicché “The Square” fa di Christian il paradigma perfetto del Nuovo Uomo svedese: idealista e cinico allo stesso tempo, a tratti patetico, incapace di districarsi nelle strettoie dell’esistenza e però capace di fare del male a un minore venuto da fuori, pure fregato da un “sensazionalismo” mediatico indotto dalla voracità dei social media. Tutto giusto, sacrosanto, ma reso in una chiave espressiva, a mio parere, non sempre ben sorvegliata.
Se potete, meglio vedere il film in lingua originale coi sottotitoli, almeno nelle grandi città sarà possibile. Gli attori, dal protagonista Claes Bang a Elisabeth Moss, da Dominic West a Terry Notary, sono precisi, anche sul piano fisico, e bene restituiscono un mondo ricco e frescone dove il ridicolo è spesso in agguato (gli esperti d’arte contemporanea molto si divertiranno a cogliere le strizzatine d’occhio).

Michele Anselmi

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