Neurocinematics: gli effetti del cinema horror sulla mente umana

Il ritorno di IT ha risvegliato l’attenzione sul cinema dell’orrore. Il mondo sembra essere diviso in due, c’è chi i film horror li evita con particolare premura e chi invece non può farne a meno. Terrore o eccitazione sono le due principali reazioni che colgono lo spettatore.
Un film horror incide direttamente sul nostro sistema nervoso simpatico e la conseguente produzione di adrenalina; i soggetti, durante la visione, sono quasi tutti interessati da un’accelerazione del battito cardiaco e da un respiro più affannoso. Secondo gli psicologi, guardare un film horror è come fare un giro sulle montagne russe, ma secondo la teoria delle emozioni, questi stessi stimoli fisiologici possono causare reazioni differenti in base all’individuo. Per quelli che provano piacere durante la visione è pura adrenalina, per altri invece possono insorgere degli effetti collaterali. Insonnia e ansia sono i più frequenti. Esperienze personali o traumi infantili potrebbero certamente aumentare le probabilità di effetti negativi.
Probabilmente i film horror puntano sulle nostre paure primordiali e l’istinto di sopravvivenza ci porta a reazioni immediate, ecco perché spesso durante la visione è spontaneo urlare o ci sentiamo soggetti a delle contrazioni muscolari: l’obiettivo è prendere tempo per elaborare lo spavento e allo stesso tempo attirare l’attenzione di chi potrebbe difenderci. Nonostante l’evoluzione della specie umana restano saldi nel nostro cervello dei meccanismi ancestrali. Se ci vengono mostrate contemporaneamente le immagini di un fiore e di un serpente, il nostro cervello percepirà all’istante quella del serpente. Una questione di istinto, la stessa che ci ha permesso di sopravvivere come specie. Non importa che si tratti solo di un’immagine e non sia reale, la dopamina si riverserà comunque in ogni angolo del nostro cervello.
Gli stimoli visivi e uditivi di una scena horror sono così penetranti per il nostro sistema nervoso che superano lo stato di quiete dell’area motoria, riattivandola. Questo tipo di reazioni sono al centro di studi specifici che prendono il nome di neurocinematics e hanno l’obiettivo di collegare l’esperienza filmica con l’attività celebrale.
Negli studi relativi alla fruizione di film horror è anche emerso che i teenager sono maggiormente attratti da questo genere cinematografico proprio perché hanno la possibilità, attraverso la visione, di vivere un’esperienza intensa e carica di adrenalina. Vedere un film horror con un gruppo di amici inoltre ha anche la funzione sociale dell’accettazione e dell’affermazione del sé.
L’attrazione per i film spaventosi scompare con l’età adulta, probabilmente perché l’esperienza e le vicissitudini della vita portano l’individuo a misurarsi continuamente con situazioni cariche di adrenalina.
La cronaca quotidiana ci sottopone a una quantità di stimoli visivi e di racconti che non hanno nulla da togliere alle sceneggiature dei film dell’orrore, ed è questo a provocare una graduale desensibilizzazione a certi tipi di immagini.
Probabilmente nei film horror del futuro si dovrà attingere a nuove paure o far leva su sensi che non siano solo quelli della vista e dell’udito. Gli sceneggiatori dovranno andare oltre il comune livello d’immaginazione perché superare la realtà sarà sempre più difficile.

Chiara Pascali

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