UN GRAN BEL GUAIO ESSERE COMICO E PAKISTANO A CHICAGO. FATE UNO SFORZO: NON FERMATEVI AL TITOLO E AL MANIFESTO

L’angolo di Michele Anselmi

Ve la dico tutta: con quel titolo e quel manifesto ho esitato parecchio prima di andare a vedere “The Big Sick. Il matrimonio si può evitare… L’amore no”. Però ho fatto bene a forzarmi, perché la commedia di Michael Showalter (esce giovedì 16 novembre con Distribuzione Cinema) è curiosa, toccante, asprigna e buffa allo stesso tempo, e per fortuna finisce bene, come la storia dalla quale è tratta.
“Based on a True Story”, come dicono gli americani, e in questo caso la formula è precisa, attendibile. Non fosse altro perché il vero protagonista della vicenda, lo stand-up comedian Kumail Nanjani, nato in Pakistan e cresciuto a Chicago, incarna se stesso, senza imbarazzi apparenti, con ironia fine, sicuro che la faccenda custodisca contorni universali. Di più: il copione è stato scritto, numerose volte nel corso di tre anni, dall’interessato insieme alla fidanzata Emily V. Gordon, cioè la ragazza che sullo schermo viene interpretata da Zoe Kazan. Poteva venir fuori un pastrocchio, invece no.
Certo, “The Big Sick” la prende alla lontana, e non subito “prende”; bisogna attendere la torsione drammatica degli eventi, in buona misura evocati dal titolo, perché ci si appassioni davvero al racconto. Tutto ruota attorno alla tribolata love-story nata un po’ per caso e senza pretese tra quell’aspirante comico che arrotonda facendo l’autista per Uber e un’irriverente studentessa wasp dal passato punk.
Kumail è in bilico tra due mondi: si sente americano al cento per cento e non pratica la fede islamica, ma per compiacere i genitori tradizionalisti gli tocca incontrare in famiglia, a intervalli regolari, ragazze pakistane da impalmare; Emily è indipendente, fresca, spiritosa, non può capire “la regola dei due giorni” (capirete vedendo il film) ed esige sincerità da quell’uomo che la fa sorridere anche a letto. Poi tutto finisce, ma quando lei s’ammala, di una malattia rara che sembra lasciare poche speranze, Kumail non può che correre all’ospedale, dove nel frattempo sono arrivati da fuori i genitori di lei: progressisti, acculturati, senza pregiudizi, di larghe vedute. Fino a un certo punto…
“The Big Sick” maneggia con una certa abilità la tragedia in agguato, non addolcisce la pillola ma inserisce la malattia in una schermaglia tra multietnica e multiculturale. Non è una novità al cinema, quanti film abbiamo visto sul tema; però, mettendo in scena se stesso con “la giusta distanza”, il protagonista aggiorna il catalogo e vi immette dettagli speziati. Anche se, naturalmente, è con l’irrompere in scena dei due genitori liberal, incarnati dai formidabili Holly Hunter e Ray Romano, che la commedia prende quota e si ispessisce. “Saprai chi è la donna della tua vita solo quando l’avrai tradita. Ti sentirai uno schifo” è il monito che echeggia a un certo punto. Da meditarci su, volendo.

Michele Anselmi

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