Guida al cinema fantasy. Odoya pubblica un saggio sul genere di Tolkien e Martin

In libreria per i tipi di Odoya, Guida al cinema fantasy percorre le tappe di un genere difficile da mettere nero su bianco, ibrido per definizione e sempre più prospero, che nasce da una forte tradizione in ambito letterario e da una precisa cifra anche grafica. Walter Catalano, Andrea Lazzeretti e Gian Filippo Pizzo sono i tre autori di un manuale che raccoglie e analizza, spiega e cataloga un mondo particolarissimo e affascinante ad uso degli amanti delle fiabe e delle saghe, delle mitologie nordiche e della letteratura anglosassone medievale. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con i tre autori.

In un momento di deriva dei generi, com’è quello attuale, risulta alquanto difficile delimitare dei confini precisi. Come avete proceduto?
Siamo partiti dalla definizione forse un po’ datata attribuita al fantasy letterario e poi traslata sui media collegati come il fumetto e i giochi da tavolo o per computer. A quel fantasy di stampo barbarico o pseudo-medievale, costellato di magia e creature fantastiche e condito di epiche avventure e di eroi leggendari abbiamo poi accostato le nuove derive che in tempi più recenti la definizione ha preso, sconfinando spesso nella fiaba o nel racconto magico moderno, nella space opera o nel medievale dai toni più misticheggianti. Abbiamo identificato dei precursori, un periodo classico con precisi riferimenti letterari e confini determinati da elementi chiari come l’ambientazione, la presenza di specifiche figure e topòi tematici, ma poi abbiamo anche indicato una periferia costituita da quanto si discostasse, in modo più o meno drastico, da queste caratteristiche.

Perché si può dire che Excalibur e Conan il barbaro inaugurano il cinema fantasy così come lo conosciamo adesso? Cioè quali sono le caratteristiche che rendono questi due titoli seminali per il genere?
Intanto il preciso riferimento ad un classico letterario appartenente alla tradizione colta (il ciclo Bretone di Re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda) per il primo e al pulp (la saga di Conan il Cimmero di Robert E. Howard) per il secondo, che determina e articola i confini di un genere specifico in quanto tale: non più peplum, avventura, cappa e spada, o dramma storico-mitologico, ma uno stile nuovo per il cinema, che si radica in una più antica tradizione letteraria. Queste due pellicole hanno avuto il merito di partire da due solide basi letterarie che da tempo appassionavano i lettori. Trasposte sullo schermo queste due grandiose saghe sono riuscite a mantenere un’epica e un pathos dal fascino immortale, pur risultando adattamenti personali di due grandi registi che con il loro marchio, la loro audacia e la loro forza narrativa non hanno avuto paura di affrontare un genere che si poteva considerare “minore” dandogli la forza del sangue e del sudore umano. Da quel momento in poi tutti i film successivi si modellano su analoghi schemi tematici e visuali.

Prima dei film di Boorman e Milius: nello specifico quali sono i titoli da cui i due registi hanno maggiormente attinto?
La grande tradizione del peplum e dell’avventura in costume: da I Nibelunghi di Fritz Lang in poi, attraverso i numerosi titoli dedicati al Ciclo Arturiano o di ispirazione mitologica. Boorman vi aggiunge l’erotismo (che diventerà un elemento sempre più presente) e Milius, in perfetta sintonia con R.E. Howard, l’azione violenta e qualche apertura allo splatter.

I sei film diretti da Peter Jackson a partire dai testi di Tolkien sembrano chiudere un po’ un ciclo ben preciso del fantasy cinematografico. Parliamo di questo…
Diciamo che si chiude la grande retorica classica del cosiddetto High Fantasy: l’epica vera e propria che trasponendo i capolavori di Tolkien intende riproporre la tradizione letteraria “alta”, l’eroismo, la serietà o seriosità, i valori morali ben determinati, una visione etica del mondo, ecc. Dopo predominerà il cosiddetto Low Fantasy, più moderno, meno legato alla letteratura classica, antieroico e amorale, talvolta parodistico e irriverente; il mondo de Il Trono di Spade, per intenderci. I film di Jackson, in special modo la prima trilogia, chiudono un ciclo che si era sviluppato nei precedenti 20 anni circa, ma ne aprono uno nuovo e ben più vivido dando inizio ad un “rinascimento” del fantasy cinematografico che da quel momento viene visto e percepito in maniera decisamente diversa, sia dal pubblico che dai grandi produttori internazionali. In effetti il ciclo che si chiude è quello delle pellicole di scarsa qualità e budget, un po’ tutte uguali e dalle trame inesistenti, con effetti digitali rosicati e attori spesso non all’altezza; di contro si inizia ad investire anche somme molto importanti sul genere, soprattutto perché ci si accorge che anche le grandi masse di pubblico iniziano a percepire questa tipologia di pellicole come un intrattenimento di grande respiro.

Guida al cinema fantasy è diviso in due parti: la prima percorre la storia del genere, la seconda intercetta il fantasy “altrove”. Si può dire che oggi più di ieri il fantasy permea una moltitudine di generi?
Forse si può dire che la fantasia permea una moltitudine di generi ed è oramai sdoganata come forma di intrattenimento “adulta” e adatta non solo a bambini e ragazzi. Il fantasy con essa ha assunto un ruolo più maturo e consapevole, anch’esso un tramite per far arrivare al pubblico storie articolate ed intense, spesso intrise di drammaticità e di contenuti rivolti ad una platea più universale. Come la fantascienza, anche il fantasy si è spesso come disciolto rilasciando alcuni dei suoi ingredienti peculiari in altre strutture narrative in cui sono compresenti cocktail di molti generi diversi: questo pastiche produce frequentemente storie molto più originali e imprevedibili. Un ottimo esempio è American Gods: si tratta di fantasy, fantascienza, horror con briciole di poliziesco e noir, e condimento a base di eros e splatter… Che cos’è alla fine? Che importa? Una bellissima serie – postmoderna e psichedelica – che funziona egregiamente…

Come avete scelto i titoli passati in rassegna nei box o nei vari capitoli? Quello portato avanti non è un semplice lavoro di censimento, ma un percorso ragionato…
Nel modo detto precedentemente: compilando dei canoni il più possibile precisi e poi esaminando la filmografia che a questi canoni si atteneva e poi quella che esorbitava e rinnovava o modificava il canone stesso. La scelta dei titoli è stata veramente ardua e grande fonte di dibattito, a volte anche acceso. Sebbene fosse allettante l’idea di compilare un lavoro enciclopedico dove il lettore potesse ritrovare una guida il più possibile completa sul fantastico in generale e su tutti i suoi titoli, più o meno validi, è stato necessario scremare decisamente gli elenchi che avevamo realizzato ed eliminare in prima battuta i titoli non adattati per il mercato italiano che fossero scarsamente degni dell’attenzione del pubblico. Abbiamo fatto anche un grosso taglio al genere dell’animazione, classica o in computer graphic che sia.

C’è qualche titolo o anche regista che siete stati sul punto di includere, ma poi avete lasciato fuori?
Tutto sommato no. Per esempio, avevamo preso in considerazione la saga di Shrek che avrebbe potuto avere un posto nelle nostre pagine vista la sua ambientazione, la sua idea di realizzazione e l’enorme successo riscosso negli anni da critica e pubblico, ma poi abbiamo deciso che l’aspetto prevalente era quello di una storia più favolistica e per bambini e l’abbiamo cassata, contrariamente ad altri casi i cui ci è parso che film simili (ad esempio L’incantesimo del lago) avessero comunque degli elementi fantasy in più. Riallacciandoci anche alla risposta precedente, ci rendiamo conto che a volte la distinzione è difficile, ma abbiamo preferito mantenere il nostro punto di vista – spiegandolo quando era il caso – piuttosto che inserire di tutto e di più.

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