I suonatori Jones del cinema. Il punto di vista di Dario Cesarini, giovane musicista e compositore

Provate ad immaginarvi l’intro di “Apocalypse Now” di Francis Ford Coppola, il bombardamento a tappeto sullo sconosciuto e lontano villaggio vietnamita senza l’accompagnamento musicale di “The End” dei Doors, quel lento ed ondeggiante climax che conduce alla pazzia e alla furia disumana scaturita dalle guerre. Provate ad immaginare il lungo e tortuoso cammino del mercenario Robert De Niro in “Mission” di Roland Joffé senza la martellante ed onnipresente colonna sonora di Ennio Morricone. O, ancora, l’ascesa e il declino di Pu Yi, l’ultimo imperatore cinese, in “The Last Emperor” di Bernardo Bertolucci senza la raffinata, delicata ed orientaleggiante musica del giapponese Ryuichi Sakamoto. Provate appunto. Perché in molte pellicole cinematografiche la vis visiva, empatica ed emozionale delle immagini è rafforzata da quella musicale.

E proprio il rapporto, lo strettissimo connubio, tra musica e cinema è al centro di un convegno della 35ma edizione del Torino Film Festival, che quest’anno consegnerà il Gran Premio Torino a Pino Donaggio, portato alla fama dal lavoro svolto per i film di Brian De Palma, con il quale ha stretto uno dei più interessanti e produttivi sodalizi del cinema, specializzandosi soprattutto in colonne sonore per horror e thriller.
Abbiamo intervistato Dario Cesarini, un giovane compositore italiano laureatosi in Ingegneria del Suono presso l’Università di Tor Vergata, con un mediometraggio intitolato “Chi darà voce al mio pensiero?”, e chitarrista del gruppo Tribraco, formazione dalle influenze zappiane e jazzistiche, che vanta già un tour a Londra e nelle principali città statunitensi. Di recente ha composto le musiche di “Pizza Marconi”, un cortometraggio di educazione stradale sugli effetti delle corse clandestine nel quartiere romano dell’Eur, diretto da Maurizio Merli e presentato qualche settimana fa a Roma, ma già ospitato al Festival di Cannes e di Locarno

Quali sono i temi sviluppato per il cortometraggio?
Per “Pizza Marconi” ho sviluppato quattro temi: il primo, quello iniziale, per i titoli di testa, il principale per le due scene madri quando il ragazzo si fuma “una canna” e per la parte finale quando lo rivediamo, ritrovandolo su una sedia a rotella, il terzo quando gli automobilisti che partecipano alla gara entrano a Piazza Marconi ed, infine, l’ultimo tema per la gara e per i titoli di coda. Il regista mi aveva proposto alcuni esempi ed io ho realizzato sulle immagini già montate i quattro temi traendo spunto dalla musica classica, dal rock e dall’ambient.

Quali strumenti musicali hai utilizzato?
Per la realizzazione delle musiche ho utilizzato la chitarra elettrica, la batteria elettronica e i suoni sintetici.

Qual è il tuo compositore di riferimento?
Ennio Morricone. Mi sono ispirato, nella strutturazione dei temi, alle composizioni del Maestro nei film della Trilogia del Dollaro e soprattutto a “Sean Sean”, sviluppato per “Giù la testa”, dove Morricone utilizza diversi materiali con diverse orchestrazioni.

Alessandra Alfonsi

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