CONEY ISLAND ANNI CINQUANTA, WOODY FA DI NUOVO CENTRO. SULLA RUOTA DELLE MERAVIGLIE GIGANTEGGIA KATE WINSLET

L’angolo di Michele Anselmi

Lo sapevate? Si chiama Windsor il carattere tipografico che Woody Allen usa da non so quanti anni per i titoli di testa dei suoi film. Elegante, funzionale, a suo modo leggiadro, graficamente ideale. Scalfari ha avuto di recente il suo “font”, ribattezzato Eugenio, ma volete mettere con il regale Windsor di Allen? A 82 anni il cineasta newyorkese ha smesso di fare l’attore ma per fortuna continua a sfornare un titolo all’anno. Domani esce in Italia, targato Lucky Red, “La ruota delle meraviglie – Wonder Wheel”, e intanto è già quasi pronto il nuovo, che uscirà nel 2018: “A Rainy Day in New York”, con Timothée Chalamet, Elle Fanning e Jude Law.
Ci si chiede come Allen trovi il tempo di scrivere, girare, montare e poi ricominciare da capo. C’è stato un periodo, qualche anno fa, in cui le Film Commission lo ospitavano dappertutto, spesso con risultati artistici fiacchi, deludenti; ma da quando è tornato a muoversi nei pressi di casa, cioè New York, non sbaglia un colpo. I temi del disamore e del tradimento, volentieri collegati a sottostorie criminali, hanno fatto di lui il narratore perfetto di una certa condizione umana, all’interno della quale il dilemma morale si salda a una ricognizione spesso impietosa sulla natura delle persone, a tutte le età.
Se il precedente “Café Society” prendeva spunto da una certa Hollywood luccicante e sontuosa degli anni Trenta, “La ruota delle meraviglie” pesca in una drammaturgia di impianto squisitamente teatrale, con riferimenti pertinenti, ma tutt’altro che decorativi, al mondo interiore di Eugene O’Neill. Infatti siamo negli anni Cinquanta, a Coney Island, quando Coney Island era ancora un luogo turistico sorridente e popolato da una piccolissima borghesia in cerca di ristoro estivo. All’ombra della celebre ruota delle meraviglie che abbiamo visto in non so quanti film, incluso “I guerrieri della notte” di Walter Hill, dove però il parco dei divertimenti era ormai degradato e livido, Allen racconta una classica storia delle sue.
Sfiancata dalla fatica per tirare su qualche dollaro come cameriera di ristorante, l’ex aspirante attrice Ginny si ritrova a fare i conti con un marito rozzo ma non insensibile che fa il giostraio e un figlio adolescente e piromane che brucia tutto ciò che gli capita a tiro. Instabile e malinconica, la fulva Ginny è ancora una donna piacente, alimenta il sogno di tornare al teatro, magari con poca ragione e molto sentimento, e vorrebbe essere solo amata da un gagliardo bagnino di salvataggio, Mickey, che si definisce “poeta di natura”. Per un po’ la tresca va avanti, in fondo Ginny chiede solo di essere amata, desiderata, incoraggiata; ma la donna non ha fatto i conti con la figliastra Carolina, che sposò un giovane gangster e ora, per aver spifferato ciò che doveva restare segreto, è tornata in famiglia inseguita da due killer mafiosi.
Cadenzato dalla travolgente “Coney Island Washboard” dei Mills Brothers, il film molto si affida alla fotografia alquanto effettata, persino troppo per i miei gusti, di Vittorio Storaro (ma la sequenza d’apertura con il totale della spiaggia è straordinaria), e si propone, forse, come una sorta di spogliarello morale alla Albee. Diciamo che anche qui assisteremo a vari crimini & misfatti, e se l’epilogo è piuttosto prevedibile, pure troppo, colpisce invece la capacità del regista di mettere in scena strettoie dell’esistenza e vie di fuga, episodi buffi e vendette insensate.
Naturalmente “La ruota delle meraviglie” non esisterebbe senza la gigantesca Kate Winslet, che si cuce addosso, letteralmente, il ruolo di Ginny, facendone a tratti una sorta di Blanche DuBois, persa in un delirio romantico-amoroso che ottunde ogni remora morale, travolge ogni legame di famiglia. Ma sono in palla anche Jim Belushi, Juno Temple e Justin Timberlake, ossia il marito, la pupa del gangster e il bagnino scrittore. Anche se è il ragazzino incarnato da Jack Gore il personaggio forse più inafferrabile e inquietante: il fuoco corre con lui…

Michele Anselmi

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