ERA GIÀ TUTTO SCRITTO CON QUELLA COMMISSIONE DELL’ANICA. “A CIAMBRA” SUBITO FUORI DALL’OSCAR, SPERIAMO IN GUADAGNINO

L’angolo di Michele Anselmi

Come volevasi dimostrare. “A Ciambra”, il film del 33enne italo-americano Jonas Ash Carpignano, molto apprezzato dalla critica, da Nanni Moretti e sostenuto da Martin Scorsese, che però non sembra essersi dato molto da fare visti i risultati, non è entrato nemmeno nella short-list di nove titoli che precede la cinquina ufficiale degli Oscar per il miglior film straniero, cioè non girato in inglese.

Era la fine di settembre, dopo un balletto ridicolo voluto dall’Anica in modo che restassero segreti i nomi degli esperti chiamati a designare il film italiano da spedire all’Oscar, la commissione in poco meno di un’ora e quattro votazioni deliberò a maggioranza che il film ideale per rappresentare i colori nazionali fosse “A Ciambra”. Una storia fosca e calabrese, ambientata in una comunità rom non proprio raccomandabile, distribuita al cinema da Academy Two con scarso successo.

Furono cinque i voti andati al film di Carpignano, tre a “Fortunata” di Sergio Castellitto. Praticamente ignorati “La tenerezza” di Gianni Amelio e “Sicilian Ghost Story” di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia. I giurati in questione erano Felice Laudadio, Malcom Pagani, Cristina Comencini, Francesco Piccolo, Federica Lucisano, Carlo Cresto-Dina, Nicola Maccanico e Nicola Borrelli. Ma nessuno chiederà loro conto di nulla: siamo in Italia, la memoria è corta, e magari qualcuno di essi dirà pure: “Volevamo mandare un segnale”. Di che? A chi?

D’accordo, forse nessuno dei 14 titoli presentati dai rispettivi produttori sembrava particolarmente forte, indiscutibile, in grado di farsi strada senza problemi nella corsa verso l’Oscar per il miglior film straniero. Ma, solo a conoscere un po’ i gusti e le sensibilità dell’Academy, ramo “best foreign language movie”, era del tutto evidente che “A Ciambra”, pur avendo i suoi affezionati sostenitori in Italia (il più accanito forse è il mio amico Giannandrea Pecorelli), non avrebbe interrotto la serie negativa.

Anche l’anno scorso, infatti, non era andata tanto meglio: il documentario creativo “Fuocoammare” fu votato a stretta maggioranza, 5 voti a 4, e naturalmente non finì in quella cinquina e nemmeno nella cosiddetta shortlist resa nota dall’Academy ai primi di gennaio.

Non resta che sperare in Luca Guadagnino, molto apprezzato negli Usa con il suo “Call Me by Your Name”, prossimo a girare, dopo il remake di “Suspiria”, un film, “Burial Rites”, con la superdiva Jennifer Lawrence: in molti, a Hollywood, sono certi che il regista italiano, i cui film purtroppo escono sempre malamente in patria, finirà nelle categorie alte, quello che contano. Sarebbe una bella conferma del suo talento. Pure la conferma che le commissioni dell’Anica non ci pigliano praticamente mai. Magari bisognerà rivedere formula e composizione, no?

Michele Anselmi
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I nove film inseriti nella cosiddetta short-list che precede la cinquina ufficiale.

Chile, “A Fantastic Woman,” Sebastián Lelio, director
Germany, “In the Fade,” Fatih Akin, director
Hungary, “On Body and Soul,” Ildikó Enyedi, director
Israel, “Foxtrot,” Samuel Maoz, director
Lebanon, “The Insult,” Ziad Doueiri, director
Russia, “Loveless,” Andrey Zvyagintsev, director
Senegal, “Félicité,” Alain Gomis, director
South Africa, “The Wound,” John Trengove, director
Sweden, “The Square,” Ruben Östlund, director

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