SE LA CONVIVENZA È A RISCHIO “COME UN GATTO IN TANGENZIALE”. RICCARDO MILANI SI RISCATTA PARTENDO DA UNA STORIA VERA

L’angolo di Michele Anselmi

Stesso regista, stessi attori, stessi sceneggiatori, stesso direttore della fotografia, stesso compositore. Eppure il recente “Mamma o papà?” era una farsa fiacca e fessa, desunta malamente da un film francese di successo, mentre questo nuovo “Come un gatto in tangenziale” sfodera una vitalità inattesa, anche una discreta capacità di lavorare sugli stereotipi sociali senza farsi mangiare dal già visto. Dove sta la differenza principale? Che qui si parte da una piccola storia di vita vissuta, autobiografica, e la si adopera come spunto per una classica contesa da commedia italiana: radical-chic versus borgatari, piazza Margana nel più lussuoso centro storico romano contro il degradato quartiere Bastogi (qualcuno dice Bastoggi), a metà strada tra il Torrevecchia e il Quartaccio, nella zona Nord della città facente capo al 18° Municipio. Niente di nuovo sotto il sole, sono anni che i nostri cineasti arpeggiano sul tema, spesso con toni grevi e faciloni, alla “Poveri ma ricchi” per intenderci, e tuttavia bisogna riconoscere a Riccardo Milani di non essersi fatto prendere la mano. Bravo.
Il titolo, una locuzione abbastanza diffusa nella Capitale, è presto spiegato: che futuro può avere un gatto nel traffico infernale della tangenziale romana? Nessuno. Vale anche per l’inatteso amore sbocciato tra la tredicenne Agnese e il quattordicenne Alessio: lei, poliglotta e graziosa, è figlia di un denso intellettuale a capo di un “think tank” filo-governativo impegnato sui temi dell’integrazione sociale nelle periferie urbane; lui, ruspante e belloccio, è figlio di una vistosa ex cassiera che deve farsi in quattro per tirare a campare, mentre il marito langue in galera e le sorellastre gemelle rubacchiano compulsivamente.
Giovanni e Monica i nomi dei due genitori, che più diversi non potrebbero: per cultura, abbigliamento, interessi, attitudini. Ciascuno dei due guarda con sospetto al crescere di quel sentimento tra i rispettivi figli adolescenti, ma siccome l’amore è cieco, e non sempre la sfiga ci vede benissimo, scommettiamo che nascerà qualcosa, sia pure tra incespichi, imbarazzi e buffe disavventure?
“Come un gatto in tangenziale” maneggia i cliché antropologici con allegra disinvoltura, senza nulla negarsi: dalle sofisticate signore scalze di Capalbio al carnaio estivo, un po’ in stile “Domenica d’agosto”, di Passoscuro; dalle essenze alla lavande della pallida e infranciosata moglie di Giovanni ai colpi di sole e ai coloriti tatuaggi del marito carcerato di Monica. Il regista Riccardo Milani, che firma il copione con Paola Cortellesi, Giulia Calenda e Furio Andreotti, davvero raschia il fondo del barile sul piano dei riferimenti pop, inclusi Renato Zero di “Periferia” e Franca Leosini di “Storie maledette”; e però un palpito agrodolce attraversa la commedia, anche un senso di umana inadeguatezza che si rispecchia nel volto grintoso della mamma burina/proletaria, un po’ come succedeva nel lontano “Ferie d’agosto” di Paolo Virzì.
Al naturale e sobrio Antonio Albanese, molto “apparecchiata” nel trucco e peperina Paola Cortellesi, i due interpreti stavolta non stingono nella macchietta come in “Mamma o papà?”, si controllano a vicenda, non esagerano in facce e faccette; e alla fine entrambi i personaggi contribuiscono a mettere a punto una possibile, ancorché ardua, via alla “contaminazione” tra diversi.
I cittadini di Bastogi, sia pure paragonati a quelli di Scampia, pare abbiano collaborato affettuosamente al film, percependo le intenzioni non offensive del regista, quasi divertendosi a impersonare se stessi. “Lasciate ogni speranza o voi k’entrate” recita una scritta dipinta su un muro, a dare il minaccioso benvenuto. Come t’aggiorno Dante (Canto terzo, “Inferno”) ai nuovi linguaggi.
Nelle sale dal 28 dicembre con Vista Vision (Sky), produce Wildside.

Michele Anselmi

Lascia un commento