Allen & Scott: ritratti femminili a confronto nei mesi del #metoo

“Sono stato sempre incuriosito dai problemi delle donne. Ho realizzato soprattutto commedie, ma ogni volta che ho cercato di fare un film drammatico ho quasi sempre mostrato donne difficili”. Così parlò Woody Allen. E nel suo La ruota delle meraviglie propone ben due donne: due cameriere, diverse per motivi di età e di estrazione socio-culturali, sedotte e amate da un insignificante ed imbroglione bagnino, aspirante scrittore, in un’incantevole Coney Island degli anni ’50.

E in questi ultimi mesi in cui si è parlato della settima arte, del cinema di De Sica e di Fellini, per citare soltanto i registi nostrani, solo e soprattutto per le denunce su abusi, per le molestie sessuali, per le esternazioni e le dichiarazioni, non ultimo il manifesto firmato dall’attrice Catherine Deneuve e pubblicato su Le Monde, sono in sala, distribuiti, entrambi dalla LuckyRed, due pellicole, La ruota delle meraviglie e Tutti i soldi del mondo, rispettivamente dirette da Woody Allen e Ridley Scott, che mostrano due profondi e ammirevoli ritratti femminili: Ginny, quello di Allen, interpretata brillantemente da una Kate Winslet da Oscar, è una donna in crisi di mezza età, una cameriera sposata e depressa per non aver realizzato i suoi sogni e in lotta con se stessa per recuperare la sua femminilità perduta dopo anni di matrimonio con un uomo che non ama: la mamma di Gail, quello di Scott, è anche lei una donna in crisi e sofferente, ma in lotta con la sua avara famiglia per salvare la vita del figlio rapito.

Del resto, nella loro sterminata filmografia i due registi hanno sempre rappresentato in diversi ed unici modi l’universo femminile e femminista: mostrate come eroine (la Sigourney Weaver di Alien), ribelli (le amiche del on the road Thelma & Louise), soldatesse (la “rasata” Demi Moore in Soldato Jane), robotiche (la Rachel di Blade Runner), tradite e traditrici (la nevrotica Alice), innamorate (Io & Annie), materne (la madre di Gail in Tutti i soldi del mondo) e desiderose di maternità (l’Amanda di La dea dell’amore).

C’è da chiedersi allora come avrebbero rappresentato le donne del movimento #metoo e le molte attrici che in questi ultimi mesi hanno denunciato abusi e molestie nel mondo dello spettacolo: questi due registi che, con le loro pellicole, hanno saputo rafforzare il processo di emancipazione, compreso le nevrosi femminili, mostrato i lati più femminili e femministi delle donne, loro che – soprattutto nel caso di Allen – non sono stati immuni da critiche.

Allen però, lungi da ogni forma di accusa, ha così scelto la brillante Winslet per il ruolo di Ginny: “Sapevo di aver bisogno di un’attrice straordinaria per interpretrarla. Ci sono poche attrici di lingua inglese così profonde e brave. Kate Winslet è una di quelle e, quando abbiamo iniziato a comporre il cast, il suo nome è saltato subito fuori”.

Alessandra Alfonsi

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