DENTRO IL MARE, DI LEONARDO DELL’OLIO CON ETTORE TOSCANO. IL CROWDFUNDING: “L’UNICA VIA PER NOI EMERGENTI!”

Il protagonista del corto Dentro il mare di Leonardo Dell’Olio, come l’Antoine Doinel de I 400 colpi di Truffaut, entra in acqua per affrontare una nuova fase della sua vita totalmente ignota. Autore di saggi sul cinema di Angelopoulos, il giovane regista pugliese, classe ’85, cita anche La prima notte di quiete di Zurlini, con Alain Delon che cammina in solitudine su un molo, ripreso di spalle mentre si allontana sempre di più fino a scomparire. Ma c’è anche l’ombra di Bertolucci e Antonioni nell’uso del montaggio non lineare e nei piani sequenza. Dentro il mare è un soggetto molto vicino anche alla poesia e alla letteratura: “C’è come un dolore nella stanza” di Amelia Rosselli e persino “Il giovane Holden”, con il quale il protagonista Mario condivide diversi aspetti caratteriali quali la diffidenza nei confronti delle persone che tentano di aiutarlo. Leonardo Dell’Olio, il 7 febbraio, lancerà una campagna di crowdfunding su Produzioni dal basso per recuperare le risorse necessarie ai mezzi più appropriati per il montaggio del film, alla post-produzione del suono, delle immagini e alla distribuzione. Il cortometraggio durerà circa 15-20 minuti e oltre al giovanissimo protagonista Michele Carella, annovera nel cast il maestro Ettore Toscano nel ruolo del nonno.

Dopo aver visto il tuo primo corto, Primo encuentro, e leggendo la sinossi di Dentro il mare, mi viene da chiederti se non ci sia un tentativo con questo nuovo lavoro di espandere alcune delle idee che erano già lì presenti.

Nel 2014 ho girato il mio primo cortometraggio, Primo encuentro, realizzato in Spagna a Madrid, mettendo in scena la storia di un ragazzo che nascondeva le proprie sofferenze a causa di un evento traumatico. Partendo da questa esperienza ho continuato a porre attenzione sulle dinamiche interiori dei personaggi, piuttosto che sulla comunicazione verbale. Così nel 2015 ho iniziato a scrivere una storia che sottolineasse le reazioni dei personaggi in una situazione di sofferenza e la loro incapacità di comunicare il loro disagio.

Come si è sviluppato il progetto di Dentro il mare e quali sono le differenze fra la sua fase embrionale e attuale?

È nato come mediometraggio, che poi in fase di riscrittura con il sostegno di Gianluca Perrino è diventato un corto. Non avevamo realizzato alcuna ripresa, il progetto esisteva soltanto sulla carta. Avevo dei dubbi sulla forma del mediometraggio perché la sua stesura non era ancora definitiva; inoltre avrebbe richiesto comunque un budget di partenza diverso da quello di un corto. Ricevuto il parere di alcuni produttori del MAIA Workshop ho deciso di accantonare quell’idea e di riscriverlo. Parlandone con Perrino, che mi ha assistito nella scrittura e nella produzione del film abbiamo realizzato che avrebbe tratto giovamento dalla forma breve del corto.

Com’era inizialmente?

Si trattava di un film più relazionale perché prevedeva un confronto costante tra Mario e la sua matrigna, una donna che non poteva comprendere il ragazzo. Questa figura non c’è nel corto, l’attenzione è andata sul rapporto fra Mario (Michele Carella) e suo nonno (Ettore Toscano), a seguito di un evento traumatico. La sua figura era già presente in principio, ma ora il rapporto fra lui e il nipote è più diretto. Se il ragazzo non vuole esprimersi, il nonno lo invita a superare il suo dolore ascoltando il rumore del mare. L’ascolto sottintende la capacità di attendere, cosa che lui non riesce a fare perché la riflessione lo riconduce al dolore, rifuggendo sostanzialmente i ricordi. Il ragazzo deve superare delle prove. È una cosa che Jung descrive molto spesso e a cui tengo molto. Ci sono una serie di simboli e sogni, il nonno rappresenta l’archetipo del saggio. Prima di arrivare alla conoscenza di se stessi e al mare è necessario scalare una montagna o puntare lo sguardo verso una meta posta in alto. Nei suoi sogni emergono tutte le angosce e contraddizioni di Mario, a cui non riesce a trovare risposta.

Il maestro Ettore Toscano ha collaborato a questo progetto anche come coproduttore o solo come interprete?

No, Ettore Toscano è subentrato nel progetto durante la fase di pre-produzione tramite un suo collaboratore che ci ha contattati durante i casting per organizzare un incontro a Bari. È stata una grande sorpresa scoprire l’interesse di Ettore per il mio progetto, è uno dei più grandi interpreti viventi del teatro italiano del Dopoguerra! Oltre ad essere un grandissimo attore, è anche un poeta. Per il suo personaggio mi ero ispirato al mio nonno materno, grande appassionato di letteratura e arte, e a sua volta poeta dialettale. Ettore ha pubblicato diverse raccolte di poesia, e anche un’antologia di poesie che raccoglie il suo lavoro degli ultimi decenni. È stato un onore per me poterlo avere sul set, anche perché nonostante abbia lavorato con i più grandi registi, da Bellocchio a Ronconi, si è immerso in questa avventura dedicando tutto se stesso senza mai avere remore. Riusciva subito ad entrare nel ruolo con pochissime indicazioni e non abbiamo dovuto ripetere le scene molte volte. Infine con assoluta pacatezza, e confrontandosi sempre con me, anche Ettore si può dire abbia diretto gli altri attori.

Furio Spinosi

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