LA FORMA DELL’ACQUA, UNA FIABA SENZA TEMPO NELL’AMERICA DELLA GUERRA FREDDA

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Elisa (Sally Hawkins) è una “principessa senza una voce” di Baltimora. La sua vita scorre tra un assaggio alla torta al lime con il suo vicino di casa e artista Giles (Richard Jenkins) e le lamentele di Zelda (Octavia Spencer) tra una pulizia e l’altra in un laboratorio governativo. Una notte incontra una strana creatura, definita come un “dio” nella sua terra originaria ed ora imprigionata e trattata con disprezzo dall’agente Strickland (Michael Shannon). L’incontro tra la “principessa” e il “dio” si trasformerà in una storia d’amore.
Vincitore del Leone d’oro alla 74ª Mostra di Venezia e due Golden Globe, di cui uno per la miglior regia, La forma dell’acqua è l’insieme di diversi elementi del cinema narrativo classico e di serie B che lo avvicinano a “Il labirinto del fauno”, forse il capolavoro di del Toro. L’atmosfera è gotica e malinconica: la prima è data da una straordinaria fotografia di Dan Lausten (alla seconda collaborazione con il regista dopo “Crimson Peak”) e la seconda dalle favolose interpretazioni.
Per quanto riguarda la recitazione, tra la figura fragile e i grandi occhi espressivi della Hawkins e il mostro anfibio interpretato da Doug Jones (attore feticcio di del Toro dai tempi di “Hellboy”), spicca in particolar modo Shannon, il vero mostro della storia creato dall’Amercan Dream, ossessionato dalla perfezione tipica degli anni Cinquanta, ma che cela un marciume interiore come le dita che rigettano il suo corpo.
Il più grande “protagonista” del film è l’atmosfera: in ogni fotogramma si respira quel clima della Hollywood degli anni d’oro, soprattutto nella scena in bianco e nero ispirata a “Follie d’inverno” con Fred Astaire e Ginger Rogers dove “sentiamo” la voce di Elisa per la prima e unica volta. Un tema che ricorre spesso nel film è il sesso; è da qui che riusiamo a comprendere la vera natura dei personaggi. In conclusione, “La forma dell’acqua” è romantico senza cadere nell’eccessiva dolcezza, è unico nonostante la trama possa sembrare banale, sicuramente uno delle vette del regista messicano. Nonostante si possa considerare uno dei migliori del 2017, nelle nostre sale soltanto arriverà il 15 febbraio, appena in tempo per gli Academy Awards.

Sarah Shaqiri

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