“TUTTI GLI UOMINI DI VICTORIA”: OSSIA ANCHE LE BELLE SOFFRONO. LEI È VIRGINIE EFIRA, UN’ATTRICE COSÌ CE LA SOGNIAMO IN ITALIA

L’angolo di Michele Anselmi 

Lo confesso: ho un debole (artistico) per Virginie Efira. La trovo un’attrice bella, espressiva, duttile e spiritosa. Da aggiungere alle mie preferite, che sono Diane Lane, Laura Linney e Sidse Babett Knudsen, almeno per il momento. La apprezzo sin da quando, per lei, i francesi rispolverarono il mitico adagio flautato da Charles Denner in “L’uomo che amava le donne” di Truffaut. «Le gambe delle donne sono compassi che misurano il globo terrestre in tutte le direzioni, donandogli il suo equilibrio e la sua armonia».
Virginie Efira ha quarant’anni, è belga di Schaerbeek, sposata e divorziata, ha avuto un figlio, Alì, dall’attuale compagno di origine arabo. Sfodera un fisico non ritoccato da pin-up, gambe ben tornite, un sospetto di pancetta, capelli biondi e sguardo birichino. Il suo nome dice poco al pubblico italiano. Eppure nei paesi di lingua francese, dopo una dozzina di film, è una celebrità. Apprezzata anche dal cinema d’autore oltre che di commedia.
Per dire, Olias Barco la volle nel grottesco “Kill me Please”; Anne Fontaine per “Il mio migliore incubo!” accanto a Isabelle Huppert; e ancora con la Huppert ha girato “Elle” di Paul Verhoeven. Per non dire di “Per sfortuna che ci sei”, formidabile commedia sentimentale sulla iella di Nicolas Cuche, 2010, poi malamente rifatta in Italia con Ambra Angiolini al suo posto.
Da giovedì 25 gennaio torna sugli schermi italiani con “Tutti gli uomini di Victoria”, 2016, commedia un po’ surreale e molto “al femminile” di Justine Triet, da noi targata Merlino Distribuzione. Non è una gran riuscita, però lei illumina il film per tutti i 95 minuti. Nell’incipit la vediamo sul divano di uno psicoanalista distratto. Confessa: “Sto andando anche da una veggente. Vorrei capire quando la mia vita ha cominciato ad andare a rotoli”. Segue svolgimento.
Victoria Spick è un’avvocata penalista sull’orlo di una crisi di nervi. Bella e sensuale, separata dal marito, due bambine da crescere e una vita erotica disastrosa alla quale prova a mettere una pezza ospitando in casa partner meschinelli conosciuti on line, la donna è stata appena mollata dal babysitter, e ha una gran fretta di trovarne uno in sostituzione (lei li preferisce maschi). Il tenero e facondo Samuel, incarnato da Vincent Lacoste, pare perfetto: lei lo fece assolvere anni prima da una storia di droga e ora il giovanotto, che assicura d’essere uscito dal giro dello spaccio, è pronto a trasferirsi a casa di Victoria quasi gratis. Che dite: nascerà qualcosa tra i due?
Il film, strano, spiazzante, verboso, pure un po’ sgangherato nelle trovatine comiche, gira attorno a un doppio processo. Nel primo Victoria difende un vanesio ex fidanzato, ora amico, accusato dalla sua compagna, alquanto sciroccata, di averla addirittura pugnalata al termine di una festa. Nel secondo Victoria deve fare i conti con l’ex marito, un blogger con mal riposte velleità letterarie, che ha spifferato nei suoi racconti confidenze professionali e difetti caratteriali della donna.
“In fondo al fondo non c’è che il fondo” teorizza la poveretta, ormai devastata dagli eventi, quando tutto sembra incasinarsi ulteriormente. Non bisogna prendere alla lettera “Tutti gli uomini di Victoria”, perché si rischia di restare delusi. Però non è male l’idea di recuperare come leit-motiv, quasi in chiave vintage, la dolce ballata “Without Her” che Harry Nilsson portò al successo nel lontano 1968 (era un “must” alle mie feste adolescenziali).
Virginie Efira, bene doppiata da Francesca Fiorentini, attraversa il film esibendo una bellezza sbadata e pasticciona, intonata al personaggio. Nella realtà, pur consapevole della propria venustà, l’attrice ha imparato a gestirsi con cura. Viene da studi seri all’Istituto nazionale superiore delle arti dello spettacolo, ha frequentato il Conservatorio, s’è misurata con il teatro classico, salvo poi approdare alla grande popolarità quando nel 1998 fu chiamata a condurre sul canale belga Club Rtl un programma di culto per gli adolescenti, “Megamix”. Non risultano calendari sexy alla maniera italiana, eppure gli attributi fisici non le mancano. E non sembra nemmeno una di quelle attrice pudiche, tipo Julia Roberts, che impongono nei contratti condizioni capestri sul nudo. Se c’è da mostrare un seno o simulare svestita un bollente amplesso, come in “Tutti gli uomini di Victoria”, lo fa.
Vedendola nel ruolo di Victoria si intuisce che ha messo qualcosa di sé nel personaggio. Minigonne attillate, magliette a righe, scarponcini coi tacchi, ma anche tute e vestaglie. Soprattutto un certo modo di scherzare sul sesso. Forse pure l’idea che la burrosa bellezza di oggi prima o poi svanirà.

Michele Anselmi

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