Chiamami col tuo nome. Viaggio (italiano) al termine dell’adolescenza

Lo sforzo produttivo dietro al nuovo lavoro di Luca Guadagnino, da dividere con un autore della sceneggiatura d’eccezione come James Ivory, offre una splendida gemma cinematografica certamente dal respiro internazionale, ma anche italiana in modo. Come nel rosselliniano Viaggio in Italia e in Camera con vista di Ivory, la storia vede l’intrecciarsi di protagonisti che con l’Italia hanno poco a che fare (ricordate il precedente e ignorato A Bigger Splash?), ma che sanno immergersi fino in fondo nella sua cultura e nella sua arte. Il padre di Elio (Timothée Chalamet), interpretato dal Michael Stuhlbarg ammirato in A Serious Man, porta con sé il collaboratore Oliver (Armie Hammer) e lo stesso figlio ad assistere al recupero di una scultura sprofondata negli abissi di un lago. C’è poi il fantasma delle due guerre mondiali, della Shoah (“Siamo una famiglia ebrea discreta”, si sente dire) e accenni al presente pre-Tangentopoli. L’insicurezza del diciassettenne Elio deriva forse anche da questo: è probabilmente, come si rivelerà anche il suo partner di questa strana estate dell’83, un bisessuale, ma a differenza di Oliver non ne è ancora cosciente e convive, con l’insicurezza tipica dell’adolescente, con un complesso di inferiorità nei confronti della famiglia.

Ci troviamo catapultati in una storia di educazione sentimentale e non solo – il sesso c’è, ma Guadagnino lo relega quasi esclusivamente nel fuori campo – che trova il proprio centro negli scontri/incontri di due universi e culture differenti, quella americana ed europea (Elio inizialmente definisce Oliver un “arrogante usurpatore”); ancora quella del mondo degli adulti e degli adolescenti. Chiamami col tuo nome trova i suoi momenti di massimo splendore negli sguardi sbilenchi di Elio e nei suoi patimenti, a volte tallonati da una cinepresa asfissiante e intima, altre volte spiati da lontano in lunghissimi campi. È la storia di formazione di un giovane che sta sbocciando e che potrebbe uscire dall’esperienza totalmente appassito per il resto della vita. Ma Guadagnino, prendendo ispirazione dall’epilogo del romanzo di André Aciman da cui il film è tratto, ha già in mente un sequel a distanza di qualche anno. Chiamami col tuo nome è candidato a 4 Oscar, nelle categorie che contano davvero: miglior film, migliore attore protagonista (Timothée Chalamet), miglior sceneggiatura non originale (James Ivory), migliore canzone originale (“Mistery of Love” di Sufjan Stevens). Da giovedì 25 gennaio al cinema.

Spinosi Furio

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