Internazionalizzazione: il mercato Sudcoreano e il cinema italiano

In occasione della presentazione all’IFF Festival di Seoul di Il segreto di Otello, documentario da me diretto, che racconta dello stretto legame che si intrecciò nella trattoria Otello alla Concordia tra il cinema e il cibo, ma che più in generale parla di eccellenze italiane, è stato sorprendente notare il forte e crescente interesse che in Corea del sud esiste per il cinema, la musica, la letteratura, l’arte e appunto il cibo italiani. Ho potuto anche constatare e raccogliere elementi relativi alle potenzialità nel campo della distribuzione e diffusione di nostre opere cinematografiche e prodotti audiovisivi in quel Paese. In due giorni consecutivi, solo per fare un esempio, sulla televisione coreana mi è capitato di vedere due documentari italiani, uno sulla Napoli sotterranea e un altro sui maestri del nostro cinema. Negli ultimi anni molte risorse sono state orientate verso la Cina, sono stati sviluppati importanti contatti e realizzate validissime iniziative in uno dei mercati emergenti (ed emersi) più importanti al mondo. Tuttavia, in un quadro di sviluppo delle relazioni con l’Oriente, andrebbero consolidati anche quelli con la Corea del sud.
I rapporti con questa nazione che conta oltre 50 milioni di abitanti, la cui industria annovera tra le sue imprese Hyundai, Kia, Samsung e LG, dovrebbero essere potenziati e condotti con altrettanta determinazione, specie se prendiamo in esame i dati rilevanti del settore, a partire dai 217.290.000 spettatori in sala nel 2015 (+1.0% rispetto al 2014) più del doppio dei nostri, sino ai 1.176 film nuovi distribuiti (di cui 232 coreani), agli incassi di 1.319.000.000 euro (+3,1 rispetto al 2014) e a quelli di 257.615.000 euro del mercato on-line (+12,7 rispetto al 2014). Il che indica che le due modalità di visione possono essere complementari e non alternative. Il numero totale delle sale cinematografiche è pari a 417 (dato 2016), con un aumento del 7,5% rispetto all’anno precedente, il totale degli schermi è 2.424, per 421.036 posti. Tale sviluppo, che ha determinato anche una crescita della produzione coreana, non è avvenuto spontaneamente, ma è il frutto di mirate politiche rivolte al settore dell’audiovisivo, determinate in primo luogo dalla riforma della legge coreana sul cinema, che è fortemente ispirata al modello francese.
In una visione d’insieme non vanno altresì trascurate le molte affinità che ci sono tra l’Italia e la Corea: a cominciare da quelle geografiche – sono entrambe due penisole – per arrivare a quelle economiche – entrambe sono delle economie più circoscritte rispetto ad altre, come la Cina e il Giappone. Soprattutto, contrariamente alla Cina, dove c’è un forte accentramento statale su tutte le iniziative, la libertà di impresa in Corea è totale. Inoltre, proprio per l’interesse che questo popolo ha per l’arte, la musica, la letteratura e più in generale per tutta la cultura italiana, è previsto un incremento esponenziale dei turisti coreani in Italia nei prossimi cinque anni. Parallelamente, il territorio e il mercato coreano saranno oggetto di un’ulteriore attenzione a partire da febbraio 2018 grazie ai XXIII Giochi olimpici invernali di Pyeongchang, importantissimo veicolo di rapporti commerciali. A Seoul l’Italia può contare anche sull’esperienza di una ben strutturata agenzia ICE, la cui direttrice Paola Bellusci è molto attiva nella promozione dell’industria italiana nei suoi vari aspetti (beni di consumo, beni di investimento, audiovisivo), oltre che sull’azione dell’Istituto Italiano di Cultura alla cui direzione è recentemente approdata una figura di esperienza come Paola Ciccolella.
Negli anni passati l’Italia è stata presente attivamente tramite l’impegno congiunto di Istituto Luce-Cinecittà, Anica e ICE al Busan International Film Festival, il più antico in Asia, che ogni anno seleziona almeno 7-8 nuovi film italiani, per l’anno 2018 varrebbe la pena attribuire maggiori risorse per la promozione e la diffusione delle opere e dei prodotti audiovisivi italiani e eventualmente prevedere nuove iniziative in Corea. In considerazione delle risorse che la nuova legge ha previsto per l’internazionalizzazione, riteniamo che sia opportuno rilanciare su questo territorio un’azione del Mibact, possibilmente di concerto con l’Istituto LuceCinecittà, l’Agenzia ICE, gli autori e i produttori italiani. Utile potrebbe rivelarsi una rassegna/mercato di film italiani a Seoul dove hanno sede i maggiori distributori e broadcast coreani.

Francesco Ranieri Martinotti
Presidente A.N.A.C.

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