MARETTA AI DAVID: SKY VOLEVA CERIMONIA TV CON MENO PREMI. COSÌ RAIUNO HA AVUTO LA MEGLIO. IL DOPPIO RUOLO DI DETASSIS

L’angolo di Michele Anselmi 

Che sta succedendo ai David di Donatello? La “rivoluzione”, diciamo così, patrocinata dal ministro Franceschini e dal presidente dell’Anica Rutelli sta un po’ ristagnando. L’Accademia non è ancora diventata Fondazione, a causa del via libera che si aspetta dalla Prefettura; e intanto la direttrice artistica Piera Detassis, in attesa di diventare anche presidente del premio cinematografico fondato da Gian Luigi Rondi, rivela cautelativamente agli amici che l’edizione del 21 marzo non è da considerarsi “sua”. Però la neo-direttrice, che per il suo nuovo lavoro ai David percepirà uno stipendio annuale di 70 mila euro, ci sta già lavorando.
Nondimeno Detassis continua ad essere presidente della Fondazione Cinema per Roma e direttrice di “Ciak”, oltre a pilotare negli ultimi tempi una pioggia di conferenze stampa: Gassmann, Verdone, “The Post”, eccetera. All’interno del David e di Cinema per Roma c’è chi pensa che un doppio ruolo istituzionale di quel tipo andrebbe salvaguardato. almeno con un uso meno disinvolto della pratica giornalistica, sia pure illustre e di pregio.
In ogni caso, Detassis ha promesso a quelli del David, soprattutto al ministro, di dare le dimissioni lo stesso giorno in cui firmerà il bilancio della Fondazione cinema per Roma che organizza la Festa diretta da Antonio Monda. Quando? Si parla di metà marzo, neanche una settimana prima della diretta televisiva su Raiuno dei “nuovi” David, affidata totalmente a Carlo Conti. Ma c’è anche il rischio che il bilancio della Festa di Roma sia firmato dopo, a cerimonia dei David avvenuta.
Tutto molto strano, un po’ all’italiana. Anche perché il Consiglio direttivo del David, sia pure con qualche ragionevole parere contrario, ha deciso che Detassis possa essere direttrice artista e presidente della Fondazione e allo stesso tempo continuare a dirigere il mensile “Ciak”, che però ogni giugno assegna i Ciak d’oro al cinema italiano, premio in qualche misura alternativo o concorrente ai David, sempre sotto la direzione di Detassis. Due premi di cinema, uno stesso organizzatore?
Intanto sono emersi alcuni dettagli sul ritorno alla Rai della cerimonia. Per tre anni la partita si è giocata sostanzialmente tra Anica e Agis, la prima assai favorevole al passaggio a Sky, la seconda più legata alla tradizione Rai. La conta, all’interno del Consiglio direttivo dei David, è stata piuttosto vivace, sin dall’estate del 2015, salvo che per l’edizione del 2017, in vista della quale, nel luglio 2016, la Rai ritirò il proprio progetto. Del resto, la cerimonia è costosa, si calcola all’incirca 1 milione e 200 mila euro, e sembra non produrre gli ascolti auspicati, tanto meno un buon ritorno di immagine. Così, dopo due edizioni un po’ all’americana, all’insegna del glamour con un sovrappiù di sfottò goliardico, Sky ha deciso di tirarsi indietro. E sapete perché? A Sky, che pure si propone come la tv del cinema italiano, specialmente ora che ingloba una casa di distribuzione, Vision, legata al marchio, avrebbero voluto scandire la cerimonia in modo diverso, restringendo cioè il numero dei premiati, specie alla voce “categorie tecniche”, in modo di velocizzare lo spettacolo.
I maggiorenti dei David ha fatto sapere che non era possibile, così la cerimonia è ritornata abbastanza agevolmente alla Rai. Solo che anche il demiurgo Conti, adesso, s’è accorto che 23 premi più gli annessi e i connessi (David alla carriera, omaggi vari, eccetera) sono un po’ troppi da distribuire in diretta tv, pena una certa noia congenita all’estenuante passerella di saluti e ringraziamenti.

Michele Anselmi

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