“THE PARTY”, TRAGICA COMMEDIA CHE SPRECA SETTE BRAVI ATTORI DURA SOLO 71 MINUTI, MA SEMBRA PIÙ LUNGO DI “LAWRENCE D’ARABIA”

L’angolo di Michele Anselmi 

“Una commedia di proporzioni tragiche” recita lo strillo di lancio, giocando sul doppio senso birichino. Di sicuro “The Party” dura poco, appena 71 minuti, ma sembra più lungo di “Lawrence d’Arabia”, per restare dalle parti del cinema inglese. Sospinto dalle recensioni positive, sono andato a vederlo al cinema. La partitura è teatrale, in chiave di “kammerspiel” feroce; tuttavia non riesco a capire come si possa prendere sul serio una sciocchezza del genere.
Sally Potter è una regista controversa ma interessante; i sette interpreti coinvolti, quattro donne e tre uomini, sono di un certo nome e sicuramente di provata esperienza; su “Sight & Sound” l’illustre collega Geoff Andrew parla del film come di “una satira dark che espone le debolezze della classe media britannica e dei sistemi politici, con dialoghi acuti e deliziosa ironia”. Ma dove? Ma quando? Il copione, scritto dalla stessa regista, a me pare un canovaccio nel quale scaraventare gli interpreti, in una sorta di gioco al massacro che naturalmente gira attorno a una pistola puntata, nell’incipit e nell’epilogo, addosso allo spettatore.
Bianco e nero inutile, una media casa londinese con cortile, cinque ospiti (in realtà sarebbero sei, ma Marianne tarda) invitati per festeggiare Janet, appena nominata ministro-ombra della Salute per i laburisti. Si capisce subito che qualcosa andrà male. Il tappo di spumante manda in frantumi un vetro, la padrona di casa si ferisce al ginocchio, ed è solo l’inizio della sarabanda. Il marito della festeggiata, Bill, un prof ateo e razionalista, rivela a sorpresa di essere afflitto da un male incurabile; il broker trentenne Tom si strafà di cocaina girando schizzato da una stanza all’altra; la cinica amica americana April ironizza su tutto, a partire dal fesso marito tedesco Gottfried, professione “life coach”; la coppia lesbica formata da Martha e Jinny, l’una vetero-femminista avanti con gli anni, l’altra giovane in attesa di tre figli in una botta sola, non è così serena come sembra.
Tra rivelazioni e rese dei conti, battute sull’impermanenza e coccoloni, “The Party” aspira a dire cose molto argute e aguzze su un certo ambiente progressista di squisito conio britannico, e naturalmente non sfuggirà che in inglese il sostantivo del titolo vale sia per “partito” sia per “festa”. Detto questo, gli interpreti recitano tutti sopra la righe, in un trionfo di facce e faccette, sbandando di qua e di là, immagino su indicazioni della regista. E dispiace un po’, visto che sono gli inglesi Kristin Scott Thomas, Timothy Spall, Cillian Murphy e Cherry Jones, le americane Patricia Clarkson e Cherry Jones, il tedesco Bruno Ganz.

Michele Anselmi

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