INFELICI E SCONNESSI: QUANDO LO SMARTPHONE CERCA CAMPO. BENTIVOGLIO FA L’INTELLETTUALE ANALOGICO TRA I “BURINI”

L’angolo di Michele Anselmi

Infelici e sconnessi, naturalmente nel doppio significato: dalla rete e di cervello. Dopo “Perfetti sconosciuti” si sono moltiplicate le commedie costruite, s’intende in chiave selfie, attorno all’uso smodato dello smartphone che tutti in buona misura pratichiamo. Non so se sia vero quanto sentenzia l’intellettuale analogico Fabrizio Bentivoglio in “Sconnessi”, e cioè che in media tocchiamo 2.600 volte al giorno lo schermo del cellulare benché solo 14 siano realmente necessarie; ma si può di sicuro dire che nella composita famiglia interclassista dipinta dal regista Christian Marazziti non stanno tutti bene.
Nove i personaggi principali, più annessi e connessi, secondo una formula corale che guarda più alle commedie natalizie vecchio stile dei fratelli Vanzina (e un po’ di Fausto Brizzi) che alle acri sfumature esistenziali di Paolo Genovese e Gabriele Muccino.
Si ride? Dipende dai gusti, naturalmente. Lo scontro antropologico/ culturale è un “classico” del cinema italiano di svelto consumo, e quindi anche Marazziti si adegua alla moda corrente contribuendo alla stesura di una sceneggiatura scritta addirittura a dieci mani.
L’idea è la seguente: che cosa accade se in un esclusivo chalet di montagna dalle parti del Trentino, durante una vacanza invernale, si guasta il modem e tutti restano senza rete, sconnessi appunto, incapace quindi di dare un senso alle proprie ore, anzi alle proprie vite. Solo lo scrittore sessantenne Ettore Ranieri, appunto Bentivoglio, sembra contento: lui detesta Internet, non è per nulla social, vorrebbe parlare a cena con i commensali, soprattutto non venire “postato” o “linkato”, però ha anche un romanzo da consegnare, pure in fretta sennò l’editore lo licenzia, e gli manca il finale. Dovete però sapere che il forbito Ranieri, divorziato con due figli ormai grandicelli, ha sposato una bella e giovane “burinotta”, Margherita, che è al settimo mese di gravidanza e avrebbe preferito non allontanarsi da Roma; come del resto tutti gli altri familiari, di diversa età e con vari gradi di parentela, mobilitati dal padrone di casa per la festa di compleanno che lo riguarda.
Insomma, avete capito. Mentre Ranieri gongola nell’osservare la disperazione progressiva dei suoi ospiti, decisamente “phone-addicted”, una tempesta di neve isolerà davvero lo chalet, disconnettendolo dal mondo civile.
“Sconnessi” sembra un film già visto. Un tempo l’avremmo preso per un cine-panettone di De Laurentiis, ma il genere non va più, sicché è il binomio connessione-alienazione quello che Marazziti pretende di osservare e volgere in burletta con qualche ambizione di riflessione. Si vede che Bentivoglio, reduce da una riuscita caratterizzazione dialettale in una puntata di “Montalbano”, è un po’ fuori contesto, direi spaesato, ma siccome è un bravo attore ispessisce come può il personaggio dell’intellettuale sofisticato e passatista, naturalmente assai egoista, alle prese con una colorita congrega. Ricky Memphis, Carolina Crescentini, Stefano “prezzemolo” Fresi, Antonia Liskova, Giulia Elettra Gorietti e tutti gli altri si adeguano al clima da commedia in interni, tra altarini, rancori, timidezze e qualche tetta (rifatta) al vento.
Distribuisce dal 22 febbraio Vision, cioè Sky, la stessa di “Sono tornato” e “Come un gatto in tangenziale”. La foto che vedete è uguale identica alla locandina-selfie di “A casa tutti bene”. L’originalità del cinema italiano.

Michele Anselmi

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