I ragazzi si Piazza San Cosimato. Il cinema è sempre una questione di politica

La vicenda è nota. Da un parte i ragazzi dell’arena estiva di piazza San Cosimato a Roma. Dall’altra il comune 5 Stelle. È diventata una specie di nuova “Sfida all’Ok Corral”, solo che qui al posto di Burt Lancaster e Kirk Douglas ci sono dei ragazzi che amano il cinema, contro la giunta capitolina. Ha assurto il ruolo di vertenza nazionale, da quando pochi giorni fa Gian Antonio Stella le ha dato l’onore della prima pagina sul Corriere della Sera. Persino il premier Gentiloni, di solito sempre molo cauto, è intervenuto in favore dei giovani. Spot elettorale? Stiamo parlando di una decina di ragazzi e ragazze poco più che ventenni, con alle spalle una storia di appassionate occupazioni, come quella dell’ex cinema America, a due passi da S. Cosimato. Nel 2014 l’hanno convertito in luogo di cultura, a base di eventi e proiezioni ultra affollate anche la mattina. Grazie a loro si è evitato il degrado, anche se due anni dopo hanno dovuto sfollare per restituire la sala ai legittimi proprietari, che sicuramente la destineranno a speculazione immobiliare. Trovandosi a una ventina di metri dalla piazza, ai ragazzi è parso naturale occuparla pacificamente d’estate per usarla quale area estiva di proiezioni, anche queste super frequentate. I guai sono iniziati quando una ventina di residenti ha fatto un esposto, perché le voci delle pellicole, così hanno lamentato, impedivano di dormire. La petizione, nota Stella con una vena di saggia ironia, era firmata da 22 residenti su 3.063. Tra questi, appare il nome di Gemma Guerrini, consigliera M5S e presidente della commissione capitolina delle Parti opportunità. Su Facebook ha postato di non capire cosa ci sia di culturale nel proiettare vecchi film, a suo parere un espediente per fare propaganda al Pd. Mah. Come se non bastasse ha accusato di “feticismo” tali attività, che impedirebbero al quartiere di mantenere “il suo vissuto”. Secondo lei è stato soffocato da una agguerrita “civilizzazione di stampo colonialista”. Pillole di idiozia.

Il vaso è traboccato quando il vicesindaco Luca Bergamo, che è anche assessore alla cultura ed è considerato persona di valore, ha messo a bando l’occupazione estiva della piazza. I ragazzi si sono visti in pericolo e hanno querelato l’assessore per averli diffamati con le sue dichiarazioni. “È pieno di denunce sulla legittimità di quelle attività e sul disturbo alla quiete pubblica. Bisogna rispettare lo spazio fisico dell’abitato e ci dev’essere un limite”, ha detto a La Repubblica. Apriti cielo: non abbiamo mai ricevuto denunce in tal senso, hanno replicato i ragazzi. La guerra vera e propria è divampata sul bando. I ragazzi lo ritengono un sopruso, per impossessarsi del loro progetto. Mentre il vicesindaco ritiene il bando un atto dovuto, trattandosi di occupazione di suolo pubblico. Anche lui si è rivolto a Zuckerberg, per postare la sua opinione: ”bisogna seguire le regole che valgono per tutti nelle medesime circostanze, anche se si è bravi”. E ha aggiunto: “il rispetto delle norme che regolano la vita della pubblica amministrazione, e degli impegni presi con atti validi, è un valore imprescindibile per la nostra amministrazione e condizione per il suo buon funzionamento”.

Tutto è degenerato quando il 99% del cinema italiano si è schierato a favore dei ragazzi. Un manifesto firmato da registi e attori di chiara fama ha scatenato la battaglia. Devo dire, a costo di finire crocifisso, che avrei trovato più saggio, considerando l’autorevolezza dei firmatari, se avessero scelto di offrirsi come mediatori tra le parti. Sono certo che avrebbero trovato la quadra e tutto sarebbe finito in gloria. Sarà un mio limite, ma diffido quando, per non farsi scavalcare dai giovani, si entra in un terreno minato. Proprio tempo fa ebbi a scrivere di non condividere la posizione di tante star, da Robbie Williams sino ai Radiohead, schierati in favore della pirateria e del download illegale per ingraziarsi le folle giovanili. Salvo poi cacciarle quando ai concerti chiedono la riduzione del costo dei biglietti, raramente alla portata delle loro tasche. Così, quando rispondono picche, finiscono assordati dalle pernacchie. Se la vertenza di San Cosimato poggia solo sulla legittima richiesta del Comune di partecipare a un bando, come per tutte le altre associazioni, perché non avanzare domanda? Con la competenza e la passione quei ragazzi avrebbero senz’altro vinto, dimostrando così di non avere rivali. Per una volta che l’amministrazione sceglie la via della legge, ha senso alzare le barricate? Non credo di poter essere tacciato di partigianeria, perché proprio in un articolo di poche settimane fa scrivevo che la sindaca Raggi dovrebbe vergognarsi per la vergognosa manutenzione della città. Ma dov’eravamo, quando prima gli amici di centrodestra del sindaco Alemanno e poi quelli di centrosinistra di mafia capitale facevano della legge carne di porco?

Roberto Faenza

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