Possibile che i sondaggisti sbaglino sempre?

Anche stavolta i sondaggisti hanno bucato. Prevedevano i 5Stelle sotto il 30%, Berlusconi avanti su Salvini, il Pd sopra il 20%. Significa sbagliare milioni di voti. Fidandomi di un mio sondaggio artigianale, pensavo che i grillini avrebbero sfondato. Il vantaggio di scrutare “il sentire” anziché i campionamenti, spesso serve. L’esempio viene dal padre dei sondaggisti, George Gallup, che nel 1936 aveva previsto al centesimo la vittoria di Roosevelt. Con poche migliaia di interviste aveva sconfitto il poll di Literary Digest, condotto su oltre 2 milioni di persone. Nel mio piccolo e senza alcuna pretesa scientifica, ho sondato gli umori di qualche centinaia di studenti della Sapienza (dove dirigo il portale di cinema), insieme all’ateneo di Bologna e Pisa (dove ho insegnato per anni Sociologia della comunicazione).

Facendo la somma delle risposte, circa l’80% dei giovani ha dichiarato di votare 5Stelle. Circa il 3% per la Bonino. Circa il 3% per Liberi e Uguali (ma non potevano adottare una sigla meno logora?). Circa 2% per Potere al Popolo. Un po’ meno a Casa Pound. Il rimanente 10% ha risposto no urne. Dei non votanti, solo il 10% appartiene alla generazione “prima volta al voto”, mentre il 90%, avendo già votato almeno una volta, non intende rifarlo. Mi chiedo, ma com’è che i partiti politici, invece di affidarsi ai sondaggisti, non frequentano un po’ il mondo giovanile? Non gli viene in mente che sono loro il futuro del paese? Se ci pensassero non finirebbero gambe all’aria, come è successo domenica. Tornando al mio minisondaggio, ho osservato che la maggioranza dei voti pro Bonino sono distribuiti al nord, mentre solo una minoranza a Roma. Al contrario del 3% dei voti a Liberi e Uguali, in maggioranza al centro. Stesso discorso per Casa Pound, che nell’università della capitale ha sempre seminato.

Il trionfo dei 5Stelle tra gli studenti ovunque è dovuto al disprezzo nei confronti di una classe politica che ritiene i giovani una massa da blandire con regalie, tipo il risibile bonus cultura di renziana memoria (che la maggior parte dei ragazzi avrebbe preferito per comprare beni materiali). L’accusa più sentita contro i governanti è non pensare al domani. Basta vedere lo stato comatoso in cui versano gli atenei, con un’ultima ministra che ha persino mentito sul suo diploma di laurea. Non che i predecessori abbiano fatto meglio. Classe di inetti, che non hanno alcun interesse verso i giovani, ignorando che se un paese non mette al primo posto l’istruzione e la cultura è destinato a soccombere. Ho sfogliato i miei appunti e li ho confrontati con un servizio che potete trovare su YouTube. Riporto qualche frase significativa. “Voto lavoro, lavoro e ancora lavoro”. “Non voto merde di destra e di sinistra”. “Scelgo 5Stelle perché rinunciano al bottino da parlamentare”. “Voto perché cambino le cose”. “Facciamoci sentire!”. Un ventenne, che si è definito “allievo di Machiavelli”, ha consigliato i 5Stelle di non accettare un governo fragile: “così fanno il botto alla prossima tornata”. Mi ha sorpreso l’odio che molti studenti nutrono verso l’ex premier. Uno ha detto: “Voto contro la fake news più grande di tutte: Matteo Renzi”. E un secondo: “Spero che il pd faccia la fine del psi”. Infine alla domanda: “cambieresti il tuo voto per una notte con Belen?”, uno studente ha risposto un secco no e un altro: “no grazie, le ragazze me le conquisto da solo”. Non sarà che allo stesso quesito, il 90% dei politici nostrani, magari sottovoce, avrebbe risposto di sì?

Roberto Faenza

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