Zerovskij, la metamorfosi cinematografica di Zero: da sorcino ad angelo

“Sono una rarità in tutta la città”. Dimenticatevi, sorcini, Renato Zero di Madame, Mi vendo e Il Carrozzone. Dimenticatevi, sorcini, il mito che cantava nell’Italia cattolica, braghettona e bachettona Il triangolo. Dimenticatevi, sorcini, il Renato eclettico, romano, scabroso, coraggioso, rivoluzionario, irriverente e provocatorio del glam rock all’italiana che si presentava al grande pubblico, nella televisione generalista di Stato, vestito con le piume di struzzo, stivali e con un trucco, esagerato ed eccessivo, emulando David Bowie e Lou Reed e contribuendo con le sue ballate a “vendere felicità” per alleviare e superare disagi sociali, come la droga, spesso causa di crimini. Dimenticatevi quel Renatino, che veniva considerato uno zero, quel Renatino dei molti travestimenti, come fa un vero poliziotto quando intraprende indagini particolari e delicate trasformando le investigazioni in vera arte (del resto il poliziotto Giuseppe Dosi che aveva contribuito a creare l’Interpol era noto proprio per i suoi travestimenti mentre operava).

Perché Zerovskij – Solo per amore è tutt’altro: è un’emozionante osmosi tra linguaggi ed arti che affronta le grandi tematiche, religiose e filosofiche, del tempo, dell’odio, dell’amore, della vita, personificate su un teatro shakespeariano e accompagnate dalle canzoni di Zero. C’è il teatro, la musica, la danza su questo umano ed introspettivo palcoscenico di Zerovskij, incorniciato dal linguaggio cinematografico: un continuo flusso di arti in una pellicola che santifica ed esalta la cultura perché, come canta Zero, questa è morta.

Da sorcino, provocatorio e dissacrante, ad angelo, sempre visionario ed esagerato, ma caduto sulla Terra per salvare nuove ed emblematiche anime sole: dai primordiali Adamo ed Eva ad uno sconosciuto Enne Enne, che viene adottato proprio dall’artista, con una chiara allusione ad un evento privato che ha sconvolto positivamente la vita del cantautore. Molto simile all’angelo Clarence della favola natalizia di Frank Capra: in questa pellicola questo Zero-Angelo è sceso in terra travestendosi da capostazione di un’utopica fermata ferroviaria che aspetta, accompagna ed ascolta i monologhi dei nuovi “eroi in cerca d’amore” .

Renato Zero si vende, con Zerovskij, un’altra identità, ma – sottolinea – solo per amore dell’arte, avendo guadagnato con questo spettacolo, sold-out ogni sera, solamente una birra e una pizza. Da vero figlio della Polizia di Stato che sostiene la cultura.

Evento cinematografico in uscita da domani e fino al 21 marzo, distribuito dalla Lucky Red, Zerovskij è la rappresentazione dello spettacolo teatrale che Zero ha portato in scena all’Arena di Verona con un’orchestra di 61 elementi, 30 coristi e 7 attori.

Alessandra Alfonsi

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