Tonya, l’appassionante storia della pattinatrice Harding, tra cinema e realtà

Tonya ha quattro anni quando, per la prima volta, mette piede su una pista di pattinaggio sul ghiaccio. È lì mano nella mano con la mamma, sembrerebbe quasi intimorita, ma è soltanto apparenza. Basta un attimo e, sotto l’incitamento della madre, prende il via lanciandosi a gran velocità davanti gli occhi sorpresi di quella che poi sarebbe diventata per diversi anni la sua preparatrice atletica e che, poco prima, aveva rifiutato di allenarla perché principiante e troppo piccola. Sei mesi dopo Tonya è già sul podio.
Così comincia il percorso nel pattinaggio di Tonya Harding, stella del ghiaccio statunitense, passata alla storia per il suo temperamento focoso, ma anche per uno degli scandali più scottanti dello sport a livello mondiale. Un ritratto tragicamente vero quello che ci regala il regista Craig Gillespie basandosi sulla sceneggiatura di Steven Rogers. Ironico, ma allo stesso tempo crudo, a tratti quasi surreale, Tonya riesce a emozionare per la sua autenticità, sostenuta anche da una struttura narrativa assolutamente non convenzionale, al limite del documentaristico. La regia, infatti, alterna la finzione a interviste con gli attori che, per voce dei personaggi interpretati, raccontano la loro versione dei fatti. Il risultato è un quadro quasi radiocronistico, ma allo stesso tempo assolutamente personale.
Non c’è punto di vista a cui non venga dato il giusto spazio, in particolar modo a quello di Tonya (Margot Robbie) e Jeff (Sebastian Stan), in qualità di protagonisti di tutte le vicende che hanno caratterizzato la vita di questa donna sfortunata da un lato, ma altrettanto tenace dall’altro. Il suo atteggiamento strafottente nasconde in realtà una personalità fragile e vulnerabile, in quanto cresciuta in un contesto familiare violento, scarsamente affettuoso e senza istruzione: l’unica ragione di vita per Tonya è il pattinaggio a cui è costretta, infine, a rinunciare anche per la sua ingenuità.
Un film che ha tanto da raccontare pur nei limiti di una storia già nota, fatta di successi, ma soprattutto di insuccessi in grado di mostrare, infine, il lato più umano di un’atleta che, in fondo, ha pagato un prezzo forse troppo alto in proporzione agli errori commessi. Dal 29 marzo al cinema.

Stefania Scianni

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