Un sogno chiamato Florida. Questa non è Disneyland: un film colorato e vivace per uno spaccato della miseria americana

Moonee è una bambina maleducata, ma intelligente, sveglia e di cattivo esempio per gli amici Scooty e Jancey. Le sue giornate passano tra truffe ordite ai danni di estranei per ottenere alla fine un cono gelato e incendi dolosi a interi condomini. Sua madre Halley è una giovane donna ribelle, assente e irresponsabile, che fa qualsiasi cosa per riuscire a pagare l’affitto a Bobby, il gestore del residence a cui sembra importare davvero dei bambini e delle madri.
Dopo Tangerine, Sean Baker decide di raccontare uno spaccato quotidiano di un’America che raramente viene rappresentata al cinema: non quella delle grandi città metropolitane o profondamente rurale, ma quella di Orlando (Florida) nei pressi di Disneyland, dove i bambini cercano di divertirsi con poco, perché le loro famiglie non possono permettersi di portarli nel famoso parco giochi.
Tecnicamente, Un sogno chiamato Florida è un film pieno di colori vivaci, dove la fantasia grottesca si contrappone alla misera esistenza delle famiglie, ben lontana dalla favola disneyana.
Riguardo alle interpretazioni, la seienne Brooklynn Price (Moonee) tiene perfettamente testa a Willem Dafoe (Bobby). È una bambina che non ha paura della cinepresa e lo dimostra con una deliziosa sfacciataggine. Dafoe, d’altro canto, interpreta in modo impeccabile un uomo che sa esattamente cosa fare in un mondo dominato dal caos; per questo ruolo è stato nominato al all’Oscar come miglior attore non protagonista, ma il confronto con il Sam Rockwell vincitore per Tre manifesti a Ebbing, Missouri è tutto in favore di quest’ultimo.
Difetto comune a molte pellicole americane, il film di Baker cerca a tutti i costi di creare un legame empatico senza però lanciare un vero e proprio messaggio né abbozzare una precisa critica sociale. È come se nel cinema indipendente americano la cinepresa si limitasse a riprendere la realtà senza sforzarsi di dire nulla, di commentare realmente. Certamente ben fatto, Un sogno chiamato Florida non lascia un particolare segno emotivo nonostante le buone o ottime performance e un soggetto a suo modo interessante. Nelle sale dal 22 marzo.

Sarah Shaqiri

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