120 MILA EURO ALL’ANNO, E BENEFIT VARI, PER GUIDARE IL DAVID. PIERA DETASSIS HA TUTTE LE RAGIONI PER ESSERE “CONTENTA”

(Michele Anselmi) “Confusa ma contenta” s’è detta Piera Detassis mercoledì scorso, intervistata da Carlo “quarzo potere” Conti sul palco televisivo dei David di Donatello, prima di conferire la statuetta per il miglior film ai Manetti Bros. per “Ammore e malavita”. In effetti, Detassis ha buoni motivi per essere contenta. Benché la cosa sia avvolta da una certa segretezza, e non si capisce perché trattandosi di denaro pubblico, la neo presidente e direttore artistico dei “rinnovati” David di Donatello percepirà uno stipendio annuo di 120 mila euro (non 60 mila, come era stato fatto trapelare), più uso della carta di credito aziendale e totale rimborso spese. Sì, avete letto bene: 120 mila euro. Fossero anche lordi, mica male, considerando che il suo predecessore, lo scomparso Gian Luigi Rondi, ne percepiva 12 mila, cioè dieci volte di meno.
Altre voci provenienti dall’interno del Consiglio direttivo dei David, ma vi assicuro che non è stato semplice ottenere informazioni sul tema, parlano invece di un compenso annuo di 80 mila euro, più rimborso spese fino a un tetto di 20 mila euro e carta di credito aziendale.
Intanto Detassis, certo donna intellettualmente brillante e politicamente avvertita, nonché ottima critica e saggista di cinema, non ha ancora rassegnato le dimissioni da presidente della fondazione Cinema per Roma, come pure aveva promesso in più di un’occasione al Consiglio direttivo dei David e al responsabile della Direzione cinema del ministero ai Beni culturali, Nicola Borrelli; in più potrà, per deliberazione dello stesso Direttivo dei David, continuare a dirigere il mensile “Ciak”, che organizza a giugno i Ciak d’oro, ovvero un altro premio di cinema per alcuni versi concorrente, sia pure in sedicesimo, dei David di Donatello.
C’è un po’ di maretta, sul tema, sia ai David e sia al Mibact. Ma vedrete che tutto passerà in cavalleria: siamo in Italia. Del resto quella cifra l’hanno messa a punto i capoccioni del David, dopo vari ritocchi al rialzo, e l’interessata ha fatto bene ad accettare, s’intende dal suo punto di vista. Prevedendo già il tono piccato di alcuni commenti, informo che questo post non nasce da motivi personali, vorrei che fosse chiaro. Penso però, e mi pare di averlo dimostrato anche in altre occasioni più o meno recenti, che, in materia di istituzioni cinematografiche, sarebbe auspicabile evitare sovrapposizioni incongrue (anche per pochi mesi soltanto), scelte obbligate o senza confronto, soprattutto indennità esagerate, tanto più se concesse non in esclusiva.

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