Annientamento. Un Alex Garland sperimentale su Netflix

La fantascienza, anzi, il cinema migliore, è quello che riesce a stimolare una discussione sulle sue diverse interpretazioni. Annihilation – Annientamento di Alex Garland decide coraggiosamente di avventurarsi in questo tipo di direzione, catapultandoci fisicamente e mentalmente nella giungla che la stessa protagonista, Lena (Natalie Portman), sembra creare nel momento in cui fa ingresso nella misteriosa area X. Tratto molto liberamente dal primo capitolo di una saga sci-fi di successo (Trilogia dell’area X di Jeff Van Der Meer), il film è stato oggetto di un processo distributivo singolare: uscito sul grande schermo per un periodo limitatissimo solo negli Stati uniti, il secondo lungometraggio di Garland (Ex Machina) ci fornisce una trama sci-fi che tende all’horror con il pretesto di rappresentare il disfacimento psichico della protagonista nei modi più sperimentali possibili. Tutto questo su Netflix, piattaforma di streaming che, nonostante i crescenti e sostanziosi progetti cinematografici, non ha di certo come punta di diamante le sue produzioni filmiche.

Potrebbe non andare a genio a tutti l’interpretazione di “dramma psicologico”, ma è abbastanza significativo che dopo circa mezzora dal lungo incipit – nel quale è messa bene in chiaro la premessa che non stiamo vedendo un sci-fi d’azione, ma piuttosto un esperimento – durante la scena dell’attraversamento dello Shimmer (il Bagliore), Garland proietti sullo schermo un’immagine carica di molteplici sensi e solo apparentemente slegata. Questa immagine è la figura di Lena vista di spalle mentre copula con un collega afroamericano, non il marito quindi. La tematica del tradimento verrà ripresa in modo prepotente più avanti e avrà degli effetti interessanti. Ma il fatto che Garland decida di mostrarci questo amplesso con un uomo diverso dal marito forse sta a dirci che il viaggio di Lena in questo strano mondo fatto di mutazioni genetiche e di inquietanti fiere non è di scoperta e nemmeno una missione di salvataggio.

Annihilation – Annientamento è un’allegoria sulla capacità dell’uomo di autodistruggersi e di mandare in malora le cose. Infatti il titolo corretto dovrebbe essere estrapolato dal dialogo fra il personaggio della psicologa Ventress, interpretata dalla sempre ottima Jennifer Jason Leigh, quando suggerisce che il gene dell’autrodistruzione sia ben radicato nel nostro DNA. Più avanti la stessa Lena, che è biologa, in un flashback, parla della mortalità delle cellule come di un banale “errore genetico”. E di errori si parla molto in questo film, a partire proprio dal tradimento di Lena. Tutto sembra partire da lì e ricondurre a questo snodo, nell’enigmatico finale, in cui la coppia si è trasformata per sempre, diventando qualcos’altro. Forse qualcosa d’alieno o semplicemente temibile.

Garland aveva già affrontato tutti questi temi nelle sceneggiature per Danny Boyle come The Beach, 28 giorni dopo e Sunshine, ma qui sembra aver raggiunto una piena maturità, non solo dal punto di vista estetico e cinematografico. Il film è a suo modo semplice, essenziale e più lineare di quello che si possa credere, nel comunicare le sue idee decisamente estreme e nichiliste. Se ci sono degli intoppi, questi li si possono rintracciare di più nei passaggi in cui tutta l’equipe di donne interagisce, mentre sono molto più calibrate le interazioni Portman-Jennifer Jason Leigh e Portman-Oscar Isaac.

Furio Spinosi

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