TATUAGGI, MASCHI ALFA E CANOTTE NERE: “NELLA TANA DEI LUPI” GERARD BUTLER MEGLIO QUANDO SPARA CHE QUANDO PARLA

L’angolo di Michele Anselmi

“Tatuaggi, maschi Alfa e canotte nere”: potremmo ribattezzare così il poliziesco che Gerard Butler s’è cucito addosso, pure producendolo, ormai convinto d’essere il nuovo Russell Crowe. Purtroppo l’attore britannico, che fu valoroso Leonida in “300”, ha provato a misurarsi coi generi più diversi, salvo accorgersi che il pubblico lo predilige quando ammazza. A “Nella tana dei lupi”, nelle sale dal 5 aprile con Lucky Red, avrebbe giovato un’energica cura dimagrante, perché 140 minuti sono un’infinità: quando s’accende l’azione va tutto bene, le sparatorie sono ben girate e la costruzione della rapina in banca è abbastanza ingegnosa; i problemi arrivano col versante psicologico/esistenziale, francamente tutto da tagliare per quanto suona banale e scontato.
D’altro canto il regista esordiente Christian Gudegast punta in alto. I suoi modelli, a occhio, sono “The Heat” di Michael Mann, “Il colpo” di David Mamet, “The Town “ di Ben Affleck, “Inside Man” di Spike Lee, con una spruzzata dei “Soliti sospetti” di Bryan Singer. Francamente troppo per uno che ha scritto “Il risolutore” per Vin Diesel. E tuttavia chi ama il genere muscoli & testosterone troverà pane per i suoi denti, anche perché, una volta messe da parte i rovelli matrimoniali del roccioso protagonista, poi viene voglia di sapere coma andrà a finire.
Siamo a Los Angeles (anche se il film è stato girato ad Atlanta), dove ogni 48 minuti avviene una rapina in banca e i banditi pensano in grande. Tutto comincia con il sequestro di un furgone portavalori vuoto, doveva essere un lavoretto pulito invece ci scappano parecchi cadaveri. Il supersbirro “Big Nick” O’Brien, che guida la squadra della Major Crime, sente puzza di bruciato; e in effetti il superbandito Ray Merriman, che viene dall’esercito e possiede una mira formidabile, ha messo a punto il colpo del secolo: rubare 30 milioni di dollari, in banconote destinate al macero, dentro la blindatissima sede californiana della Federal Reserve.
Insomma, avete capito: la partita Regulators vs Outlaws non è tanto tra buoni e cattivi, ma tra due bande che usano gli stessi metodi sbrigativi, anzi forse i poliziotti sono più carogne dei malviventi, solo che hanno il distintivo.
“Nella tana dei lupi” depista in abbondanza lo spettatore e fa tornare tutto facile, anche troppo, nel finale con sorpresona beffarda. Quindi meglio fermarsi qui.
Doppiato da Luca Ward, l’inquartato Gerard Butler si diverte a incarnare “Big Nick”, pessimo marito e padre, uomo manesco, tutto sarcasmo, azione, giacca di pelle e adrenalina, che si sente se stesso solo quando dà la caccia ai farabutti organizzati. Pablo Schreiber è Merriman, cioè l’antagonista giurato, stessi muscoli e tatuaggi, un altro big Jim che si sente molto figo, troppo per non fare qualche sbaglio di sottovalutazione.
Frase stracult urlata da Butler a un sospettato da torchiare: “Sembriamo i tipi che arrestano?”.

Michele Anselmi

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