ECCO LA VERA STORIA DI “GOLA PROFONDA” (NON IL FILM PORNO). “THE SILENT MAN”: LIAM NEESON FINALMENTE SENZA CAPELLI TINTI

L’angolo di Michele Anselmi 

La frase è bella e di sicuro effetto, ma vai a sapere quanto vera. “Nessuno può fermare un’indagine dell’Fbi, neanche l’Fbi”. La scandisce nel precipitare degli eventi il vicedirettore del mitico Federal Bureau of Investigation, cioè Mark Felt, ovvero un Liam Neeson col viso scavato e i capelli finalmente non tinti di marrone. Notevole film “The Silent Man”, scritto e diretto dall’ex giornalista investigativo Peter Landesman con Ridley Scott e Tom Hanks in veste di produttori, dal 12 aprile nelle sale con Bim. Per certi versi comincia esattamente dove finiva “The Post” di Spielberg: le cimici piazzate al Watergate Hotel per spiare il comitato elettorale democratico, lo scandalo che il presidente Nixon in cerca di rielezione cerca di soffocare, l’intervento massiccio della Casa Bianca sull’Fbi per evitare che lo stesso Bureau indaghi più di tanto.
Chi ama il genere “complotti & dintorni” non resterà deluso. Se “Tutti gli uomini del presidente” raccontava la sporca faccenda che portò all’impeachment di Nixon dal punto di vista dei due cronisti Bob Woodward e Carl Bernstein, “The Silent Man” cambia prospettiva, entrando nel palazzo dei misteri per eccellenza proprio nel momento in cui muore Edgar J. Hoover, direttore per quasi mezzo secolo dell’Fbi nonché solido architrave del sistema, e l’istituzione sembra vacillare.
Siamo nella tarda primavera del 1972: Felt, vicedirettore temuto e stimato, aspira alla poltrona che fu di Hoover ma sa che alla Casa Bianca non si fidano di lui, non solo perché di orientamento democratico. L’uomo rivendica l’autonomia assoluta dell’agenzia dalla politica, pur sapendo che in passato sono stati commessi misfatti di ogni genere attraverso l’uso disinvolto di dossier privatissimi; quando Nixon piazza alla testa del Bureau il compiacente Patrick Gray tutto sembra precipitare, sicché Felt, pure bypassato e demansionato, decide non a cuor sereno di passare informazioni top secret al “Washington Post” su quanto sta accadendo.
Sì, avete capito: “Gola profonda” era lui, e senza il suo “tradimento” probabilmente Nixon non si sarebbe mai dimesso nel 1974, pochi mesi dopo essere stato rieletto. Benché sospettato di essere lo spifferatore, Felt restò al suo posto per qualche tempo ancora, prima di essere “pensionato”, e solo in un’intervista a “Vanity Fair” nel 2005 rivelò tutta la verità che lo riguardava.
“The Silent Man”, cioè l’uomo silenzioso, ma forse meglio dire riservato, è ovviamente Felt: discreto per ruolo, convinzione, senso dello Stato, custode di segreti spesso imbarazzanti, capace di amministrare i rapporti con la stampa senza mai dire troppo o troppo poco.
Liam Neeson, risorto al cinema di parola e di recitazione dopo una serie infinita di action movies anche divertenti, incarna “Gola profonda” con misura e autorevolezza pensosa. Il film ce lo mostra anche nel suo versante privato, alle prese con una figlia scappata di casa per finire in una comunità hippy e con la moglie bella e infelice che finirà suicida (la sempre perfetta Diane Lane). E intanto il fosco clima dell’epoca viene rievocato anche attraverso le feroci gesta bombarole del movimento rivoluzionario detto “Weather Underground” (sul tema c’è un film di Robert Redford intitolato “La regola del silenzio”).
“The Silent Man” non idealizza più di tanto il ruolo svolto da Felt, anche se certo Landesman ha simpatia per “il g-man dei g-men” implacabile e ruvido, cresciuto dentro l’Fbi, che ribatte per le rime all’uomo di Nixon mandato a sorvegliarlo con battute del tipo: “È tua la mano che ti tiene al guinzaglio”.
Lo stile è severo, non immediatamente spettacolare: quasi tutto in interni, fotografia verdastra, dialoghi serrati, riferimenti storici non sempre facili da capire per noi italiani, telefonate dai bar, incontri nei garage, pioggia insistente, un senso di minaccia costante, per la serie “nessuno può dirsi al sicuro”. Ovviamente in tutta la faccenda era coinvolta anche la Cia.

Michele Anselmi

Lascia un commento