“L’AMORE SECONDO ISABELLE”: MA PERCHÉ SE LI CAPA TUTTI COSÌ? IL SINDACATO CRITICI ELOGIA, A ME NON PARE UNA GRAN RIUSCITA

L’angolo di Michele Anselmi 

Caspita. “Per la lucidità con cui Claire Denis elabora, in un vissuto cinematografico flagrante, lo spettro degli stati d’animo che, tra speranza, attesa e delusione, nutrono il sentimento amoroso, affidando alla istintiva presenza di Juliette Binoche il ritratto di una identità femminile disposta a dialogare coi dubbi della passione e con la fermezza dell’innamoramento”. Suggestionato dall’alata motivazione del Sindacato critici di cinema, che lo elegge “Film della Critica”, sono andato a vedere “L’amore secondo Isabelle”. Binoche, classe 1964, è un’attrice versatile e coraggiosa, la regista Claire Denis, classe 1948, possiede da sempre uno stile e una poetica; infatti le due hanno appena girato di nuovo insieme “High Life”. E tuttavia “L’amore secondo Isabelle”, al netto del trailer allusivo e sfizioso che pare abbia incuriosito parecchie signore attorno alla mia età, non mi pare una gran riuscita. Anzi.
Divagante e rapsodico, a tratti pure un po’ ridicolo, prende spunto da uno dei “frammenti amorosi” di Roland Barthes, quello alla voce “Agonia”, e si diparte da lì per raccontare lo stato di irrisolta sofferenza sentimentale che tormenta la Isabelle del titolo italiano. La donna in questione, che poi sarebbe tutte le donne, è una pittrice di un certo successo, ancora attraente e sbarazzina, con una figlia di dieci anni avuta da un marito che ogni tanto rivede: un po’ ci va a letto e un po’ ci litiga. Ma intanto lei prova a godersela con un banchiere arrogante e vizioso, davvero un tizio terribile, che non ha intenzione di lasciare la moglie. Isabelle ci sta male, ride nervosamente e si dispera, cerca ovunque l’uomo della sua vita, e naturalmente l’ansia la porta a collezionare altre delusioni: un attore vanesio che ama solo l’attesa dell’amplesso, un uomo misterioso all’opposto del suo ambiente sociale, un affascinante nero conosciuto a un vernissage…
La chiacchiera parigina gira a vuoto, anche programmaticamente, tra soffusi brani jazz, qualche nudità a letto, molto vino, personaggi eccentrici in pescheria, confessioni scorticate e pianti improvvisi. Finché non entra in scena una specie di psicologo-veggente, pure un po’ paragnosta, cioè Gérard Depardieu in partecipazione speciale, che dà consigli di buon senso all’infelice, del tipo: “Non chieda troppo alla vita, non cada in trappola. Si lasci andare. Trovi un bel sole interiore” (così si spiega il titolo originale “Le beau soleil intérieur”).
Doppiata da Alessandra Korompay, Binoche si fa abbastanza torturare dagli eventi amorosi e dal copione a ruota libera. Il film, in sala dal 19 aprile con “Cinema” di Valerio De Paolis, parte bene, in una chiave di immite confronto amoroso a letto, ma presto tutto si sfilaccia, non capisci bene chi è chi, soprattutto perché Isabelle, dalle reazioni quasi adolescenziali dietro quelle pose da femme fatale, si innamori di uomini così improbabili, anche piuttosto stronzi, diciamolo.

Michele Anselmi

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