Le bestie di The Rock e le visioni videoludiche di Spielberg risvegliano facendo chiasso, ma a far davvero saltare è il silenzio di A Quiet Place

Se in questo periodo nelle sale vedete un’incredibile invasione di film di genere, più o meno fracassoni, non preoccupatevi. Va tutto bene, Hollywood ha semplicemente gli ormoni impazziti, ma gode di ottima salute. Infatti i dati del botteghino parlano chiaro: Rampage – Furia animale, Ready Player One e A Quiet Place – Un posto tranquillo sono i tre titoli di punta di questa primavera calda che profuma già d’estate e di popcorn.

Dwayne Johnson, star del recente reboot Jumanji: Benvenuti nella giungla e di Rampage – Furia animale in un’intervista di Bedeschi di Badtaste.it ammette che Rampage è un popcorn film-estivo uscito leggermente in anticipo. Ci promette che del cuore in questo film c’è, ma, dopo la visione, senz’altro spettacolare, viene da chiedersi se ci sia stato un singolo momento in cui The Rock sia realmente credibile nel ruolo di un primatologo. Dwayne cesella un gigante buono e simpatico abbastanza riuscito, ma il film senza dubbi non cerca di sorreggersi né sulla sua interpretazione né sul genere buddy film – anche se vanno in questo senso alcuni dialoghi di Jeffrey Dean Morgan come “Non si abbandona mai un amico cowboy”. Bensì si punta tutto sui mostri, l’effetto wow, e si comprende che il budget di 120 milioni si dollari è tutto nel ciclopico finale in cui un primate e un rettile molto somigliante a Godzilla se le danno di santa ragione, grazie alle mani fatate della WETA Digital.

Il primatologo con un quintale di muscoli è una forzatura che ci facciamo andare bene, come pure il protagonista di Ready Player One (Tye Sheridan) che non è esattamente il ritratto della sfiga nerd che troviamo nel romanzo di Ernest Cline, il quale ci dipinge il suo Wade Watts persino obeso. Spielberg sembra aver scelto proprio Sheridan perché è il suo alter ego in versione adolescente e molto più belloccia, prestante. Il regista sta a dire che se ne frega altamente della credibilità, che a 71 anni è rimasto Peter Pan… Così sforna questo film che si svolge per gran parte in una Neverland del futuro, come accadeva in Hook – Capitano uncino con il compianto Robin Williams che sfugge alla noia e al grigiore della vita reale. Ma Tye Sheridan non è Williams! Nemmeno un Rylance nel ruolo di Halliday, creatore di Oasis il mondo virtuale, riesce a restituire un’anima, un vero cuore pulsante a questo immenso giocattolone. Anzi, sembra che il film soffra troppo di alcuni difetti a livello di sceneggiatura, al contrario era molto ben gestita, pur rimanendo tradizionale, nell’immensa e ancora incompleta saga di Avatar, solo per fare un esempio affine. Certo, questa opera labirintica e stratificata è un divertimento assicurato persino per i cinefili, i quali ameranno alla follia tutta una sequenza che omaggia buffamente Stanley Kubrick. Ma sebbene Spielberg ami il cinema e regali un trio di sequenze appaganti – tra queste, il pianosequenza che fa da incipit è sicuramente la migliore – a questo giro, ancora una volta dopo tanti anni, non è riuscito a darci davvero quello che ci aspettiamo e pretendiamo dal papà di Indiana Jones, E.T. e Jurassic Park.

Quindi recuperiamo un po’ di pace, solo apparentemente, andandoci a vedere A Quiet Place – Un posto tranquillo, perché forse solo lì potremo ritrovare un’anima indie e un’idea di cinema più originale ed autoriale – il protagonista maschile è lo stesso regista, John Krasinski. Dietro alle sembianze di un horror fantascientifico per appassionati di Stranger Things, non ci vergogniamo di dire che questo film corre tanti rischi, rinnovando con un’ottima linfa il genere, mettendoci addosso la giusta dose di ansie e paure. Spoiler alla larga, buona primavera e buona visione!

Furio Spinosi

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