AI PEGGIORI STUDENTI I PEGGIORI DOCENTI? “ARRIVANO I PROF” (ALLA BASE C’È UN SUCCESSO FRANCESE DA 32 MILIONI DI EURO)

L’angolo di Michele Anselmi

Alla ricerca spasmodica di storie buone per l’Italia, i nostri produttori vanno sempre più volentieri a far shopping all’estero, specie in Francia, in pratica acquistando i diritti per rifare commedie di gran successo mai uscite da noi (o poco viste). A volte il gioco funziona, a volte no, intendo sul piano commerciale; ma in generale gli originali sono sempre più pimpanti e freschi dei remake nostrani. Basterebbe fare il confronto tra “Papà ou maman” (2015) e “Mamma o papà?” (2017).
Giannandrea Pecorelli, uno che di scuola si intende avendo ideato e prodotto “Notte prima degli esami”, ci prova ora, insieme a Matteo Levi e Raicinema, con “Arrivano i prof”, in sala dal 1° maggio. Alla base c’è il transalpino “Les Profs” di Pierre-François Martin-Laval, un successo da 32 milioni di euro in patria nel 2013. Risuolato, ma forse è meglio dire pantografato, dal 36enne regista Ivan Silvestrini, con qualche attenzione al contesto italico, sia pure nel rispetto di gag e situazioni originarie.
Naturalmente non si parla di bullismo diffuso e di professori oltraggiati, non farebbe ridere. Siamo nella periferia romana, dalle parti di Corviale, dove il liceo scientifico “Alessandro Manzoni” rischia di chiudere perché considerato dal Miur “la peggiore scuola d’Italia” a causa dell’altissimo numero di bocciati all’esame di maturità.
Che fare? Mentre l’onesto preside si dispera, cercando di muoversi tra le pastoie della presunta “buona scuola”, il provveditore, non proprio disinteressato, propone una soluzione estrema: “Ai peggiori studenti i peggiori professori”. La ricetta non sta tanto in piedi, diciamo la verità, ma lo spunto del film quello è; e quindi ecco che al “Manzoni” approdano, fotografati frontalmente al ralenti come negli action-movie hollywoodiani, sette prof inseriti in una fantomatica lista nera per manifesta incapacità. Ma sarà davvero così?
Claudio Bisio, una specie di fricchettone sempre “fumato” con zucchetto e sandali, insegna matematica e informatica; Lino Guancale, al suo primo incarico e quindi imbranato, insegna storia nel culto di Giulio Cesare (nella versione francese è Napoleone); Maurizio Nichetti, per lo più muto come ai tempi di “Ratataplan”, insegna chimica e i suoi esperimenti sono devastanti; Maria Di Biase insegna inglese ingaggiando una diuturna battaglia, in senso letterale, con gli allievi; Alessio Sakara insegna educazione fisica con piglio ruvido da campione di wrestling; Pietro Ragusa insegna filosofia perdendosi nei suoi pensieri alati; Shalana Santana insegna italiano, pur parlandolo maluccio, confidando sul corpo scolpito da pin-up.
Dimenticare “La scuola” di Daniele Luchetti o “La classe” di Laurent Cantet. Il clima generale ricorda un po’ quello di “Classe Z” di Guido Chiesa, anche se qui i sette professori in cattedra, scellerati o improbabili quanto si vuole ma teorici di un metodo forse non così peregrino, arrivano pari pari dal modello francese. E i francesi sanno ungere bene i meccanismi della farsa.
Gradevole nella prima mezz’ora, con la presentazione dei personaggi e l’arduo innesto in quella V neanche troppo indisciplinata, “Arrivano i prof” intreccia episodi buffi, rap sulle “pecore nere” (canta Rocco Hunt, pure attore), amori che sbocciano e frecciatine sulle scuola private per ricchi. Il tutto è abbastanza incolore, nonostante il molto colore scenografico, ma il tono è gentile e alcuni messaggi arrivano a segno.

Michele Anselmi

NELLE FOTO: sopra i prof francesi dell’originale, sotto i prof italiani del remake.

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