Dall’Ungheria con dolore. “1945” di Török tocca con semplicità la complessità tragica dell’olocausto

Da Homecoming, racconto breve di Gábor T. Szántó, il regista ungherese Ferenc Török e lo stesso scrittore hanno tradotto una storia semplice in un’idea più complessa. 1945, in sala dal 3 maggio, porta con sé il peso della tragicità legata agli orrori della guerra.

Di questo film, sulle vicende quotidiane di un paesino alla fine della Seconda guerra mondiale, colpisce lo stratificarsi di situazioni modeste e semplici, che man mano vanno a sommarsi le une con le altre fino a creare un puzzle terribilmente drammatico. Siamo ad agosto e tutti si stanno preparando per un matrimonio, quello di Arpad, figlio del vicario, e Kisrózsi, contadina. Da questo clima d’idillio si passa ben presto alle tensioni, quando gira fra i paesani la notizia che in stazione sono arrivati due ebrei ortodossi insieme a due bauli misteriosi. Questo mette in agitazione tutti quanti perché potrebbero scoprirsi non pochi scheletri nascosti nell’armadio…

Il regista ammette che l’ispirazione è assolutamente la tragedia greca e che 1945, a modo suo, ha nelle proprie fondamenta qualcosa di molto semplice, come accade nelle atmosfere del western. Al suo sesto film, Török si conferma cineasta esperto, capace di dirigere una moltitudine di attori e di inquadrare la sua Ungheria con un occhio poetico, elegante, ma anche molto concreto. Vorremmo saperne e vederne di più di questo tipo di cinema, che stenta sempre a trovare distribuzione, se non grazie ai premi collezionati ai festival.

Furio Spinosi

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