PARTIRE INCENDIARI E FINIRE POMPIERI? PER IL TERZO SEGRETO DI SATIRA UNA COSA È CERTA: “SI MUORE TUTTI DEMOCRISTIANI”

L’angolo di Michele Anselmi 

Il collettivo noto come “Il Terzo Segreto di Satira” andrebbe ringraziato, se non altro, per il tono birichino e informale col quale sta lanciando il suo primo lungometraggio: “Si muore tutti democristiani”, nelle sale da giovedì 10 maggio. Attivo dal 2011 perlopiù sul web e in tv, il gruppo ha pensato bene di presentarsi alla stampa con un video umoristico nel quale immagina cinque possibili punti di vista politici, dai Cinquestelle alla Lega passando per il Pd, LeU e Forza Italia, sul tema posto, per scherzo ma neanche tanto, dal film. E cioè che si parte incendiari e si finisce pompieri, ancora prima dei quarant’anni canonici.
Il titolo, lo dico per i più giovani, rovescia la famosa invettiva di Luigi Pintor “Non moriremo democristiani”, 1983, per alludere in una chiave di ironica rassegnazione al destino di tanti trentenni “imborghesiti” nell’Italia odierna. “Protesti tutta la vita contro il Sistema e poi scopri che il Sistema sei tu” teorizza infatti uno dei tre protagonisti della vicenda; magari non è proprio così, e tuttavia c’è del vero nella riflessione amarognola, ancorché intinta nella satira generazionale, che il collettivo mette a fuoco. Precisando, pure con una certa cura: che “La storia vuole anche essere metafora della sinistra italiana e della sua mutazione renziana”. Tiè!
Siamo a Milano, ai giorni nostri, dove tre cineasti engagé specializzati in documentari “a tema sociale” devono fare i conti con la crisi finanziaria della piccola società che gestiscono. Ma una danarosa, pure alquanto sospetta, onlus chiamata “Africanda” si fa sotto con una proposta molto vantaggiosa. Che fare? Accettare l’ambiguo ingaggio per un filmato sulla vita dei “migranti” o rinunciare all’offerta in nome della coerenza ideale?
“Si muore tutti democristiani” parte da qui per spiare le diverse reazioni dei tre interessati. Stefano, ovvero Marco Ripoldi, è stanco di gestire una specie di incasinato bed & breakfast insieme a un amico d’infanzia; Fabrizio, ovvero Massimiliano Loizzi, vive con crescente insofferenza il matrimonio con la figlia di un mobiliere tronfio e razzista; Enrico, ovvero Walter Leonardi, è preda di incubi sempre più disturbanti che rovescia sulla moglie incinta (Valentina Lodovini in partecipazione speciale).
Il tono generale è buffo ma non grottesco, e certo giova la presenza, accanto ai cinque sceneggiatori-autori, del rodato Ugo Chiti. Il rischio era di confezionare un film fatto di sketch, sulla falsa riga dei video anche molto spassosi firmati negli anni dal collettivo; per fortuna “Si muore tutti democristiani” non si polverizza in una sequela di trovate e trovatine, e anzi mira a un impianto narrativo più strutturato, con affondi comici disciplinati allo spirito asprigno del racconto autobiografico. Semmai è lo stile a difettare, nel senso che l’ulcerato stato d’animo rappresentato dai tre personaggi principali, a rispecchiare le sfaccettature di quanto resta della sinistra italiana, avrebbe bisogno di un controllo estetico maggiore, di una composizione meno convenzionale di alcune gag, sia pure all’interno dei canoni di una commedia pop.
Ciò detto, “Si muore tutti democristiani”, prodotto da Beppe Caschetto insieme a Raicinema e presentato in anteprima alla Festa di Roma 2017, sfodera una discreta freschezza, specie nei riferimenti generazionali al G8 di Genova o ai riti del 25 Aprile, si lascia vedere volentieri e approda a un epilogo disincantato, sui temi esistenziali di un compromesso per nulla storico, che sta, volendo, tra “Lettera aperta a un giornale della sera” e “Finché c’è guerra c’è speranza”.
Lilli Gruber, Andrea Scanzi e Peter Gomez si prestano simpaticamente a rifare se stessi in una breve sequenza, soprattutto l’inflessibile Gomez, al quale il film fa dire a sorpresa: “E poi anche se sono soldi sporchi in Italia chi ti scopre? Sono 50 mila euro per un documentario su quattro profughi. Fatelo. Io e Marco Travaglio ci facciamo i cazzi nostri”.
PS. I cinque componenti del collettivo “Il Terzo Segreto di Satira” sono Pietro Belfiore, Davide Bonacina, Andrea Fadenti, Andrea Mazzarella e Davide Rossi.

Michele Anselmi

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