DOMANI ESCE “LORO 2”, ANDRÀ MEGLIO O PEGGIO DI “LORO 1”? LA PRIMA PARTE, A OGGI, È A QUOTA 3 MILIONI E 318 MILA EURO

L’angolo di Michele Anselmi

Uscito il 24 aprile in quasi 500 copie, “Loro 1”, cioè la prima parte del dittico di Paolo Sorrentino su Silvio Berlusconi e il suo mondo di potenti e aspiranti-potenti, ha incassato fino ad oggi, mercoledì 9 maggio, 3 milioni e 318 mila euro. Non è un segreto che i produttori della Indigo Film e la distributrice Universal si aspettassero qualcosa di più di più dopo la fiammata iniziale. Domani, giovedì 10 maggio, esce “Loro 2”, la seconda parte. Secondo gli esperti, i giochi sembrano fatti, almeno sul piano strettamente commerciale. Difficilmente “Loro 2”, a parere del sottoscritto più complesso e riuscito del primo capitolo assai deludente, arriverà alla stessa cifra. Anche perché molti spettatori, dopo aver visto “Loro 1”, hanno confessato ai quattro venti di rinunciare volentieri “Loro 2”. Poi, certo, ci sono anche gli estimatori sfegatati, come Paolo Mieli, che invece trovano il film un capolavoro.
Ciò detto, alla fine dei conti i due “Loro” messi insieme dovrebbero totalizzare una cifra attorno ai 6 milioni e mezzo di euro, 7 se proprio ci sarà il miracolo. La qual cifra è sempre bassa rispetto al costo generale del film, che arriverebbe, secondo quanto scritto dal quotidiano economico “Italia Oggi”, attorno ai 20 milioni di euro (in realtà qualcosa meno, ma sempre tanto per un prodotto italiano).
Può essere utile fare un confronto con gli ultimi quattro film del cineasta napoletano. Partendo dal più vicino: “Youth – La giovinezza” superò di poco i 6 milioni di euro; “La grande bellezza”, in assoluto il più fortunato anche grazie all’Oscar, arrivò a 7 milioni e 300 mila euro; “This Must Be the Place” a 6 milioni e 100 mila euro; “Il Divo” si fermò invece a 4 milioni e mezzo.
Si dimostra così che Sorrentino può ancora godere in Italia di un pubblico fedele, molto incuriosito e generalmente ben disposto. Sempre considerando “Loro” un unico film, ancorché diviso in due parti, sennò l’incasso dei rispettivi capitoli non sarebbe poi così incoraggiante.
Quanto al festival di Cannes che non l’ha preso, si moltiplicano in queste ore le ipotesi, anche quelle francamente più campate per aria. Per misteriose questioni politiche da non rivelare. Per non urtare le donne di #MeToo. Per via della difficile collocazione in due parti? Bah. Non potrebbe essere che, dopo averlo visto, Thierry Frémaux, l’isterico direttore che sta facendo impazzire giornalisti e critici sulla Croisette con gli orari delle proiezioni e le nuove regole-capestro, abbia preferito tenerlo fuori perché semplicemente non gli è piaciuto?

Michele Anselmi

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