ESCE “LA SETTIMA ONDA”: SE IL PESCATORE È UN GRAN CINEFILO. IL FILM È DEL 2015: MA NON SEMPRE I RIPESCAGGI FANNO BENE

L’angolo di Michele Anselmi

Forse certi ripescaggi, per restare al tema e all’ambientazione del film, non sempre fanno bene. Esce ora con Ipnotica Distribuzioni, benché datato 2015, “La settima onda” di Massimo Bonetti, classe 1951, attore eclettico e garbato, capace di intensi affondi drammatici, ma regista assai didascalico e dallo stile incespicante. “La settima onda” (nulla a che fare con il romanzo omonimo di Daniel Glatteur e nemmeno con il disco dei Nomadi) nasce da un’esperienza personale, così almeno ha rivelato Bonetti: l’incontro con un pescatore di Gaeta che si rivelò essere, insospettatamente, un gran cinefilo, capace di citare film come “La camera verde” di Truffaut o “Il posto delle fragole” di Bergman.
Un po’ quanto capita al Tanino di questa storia. Non siamo a Gaeta ma in un’indefinita cittadina marinara del Sud dalla connotazione siciliana (il film è stato girato in Puglia, tra mare cristallino, vento sui capelli e piazzette riscaldate dal sole). Nell’incontro casuale con un vecchio e famoso regista, tal Saverio Monti, che s’è rintanato in un villino sulla spiaggia con la sua cagnetta senza essersi mai ripreso dalla morte delle adorate moglie e figlia, il giovane pescatore cita il “collega” Mario Vitale che fu scoperto da Rossellini per “Stromboli”; e così nasce una strana amicizia tra i due all’apparenza così diversi. Solo che Tanino non ha tempo di pensare al cinema: la moglie Sara è stata licenziata dall’istituto in un cui si occupa di bambini e adolescenti con qualche problema psichico, la banca sta per pignorare la casetta nella quale i due vivono poco in sintonia con l’arrabbiata madre di lei, e col pescato quotidiano, in attesa di aprire un’agognata pescheria, si guadagna poco o nulla.
Insomma, avete capito: Tanino, messo alle strette da una vita grama e umiliante, si mette sotto la protezione di un boss della pesca di frodo che lo ingaggia per un “servizio” alquanto illegale. Quando tutto sembra precipitare tragicamente, il pescatore sarà messo di fronte a una scelta di coscienza.
Scandito dalle note di “Come le onde del mare” dello scomparso Gianmaria Testa, una specie di Paolo Conte, il film è randagio e stiracchiato, fatto di tempi morti, echi musicali arabeggianti, suggestioni pirandelliane, facce sempre patibolari, lunghe passeggiate sulla spiaggia, una nuotata liberatoria alla Montalbano, duetti un po’ improbabili. Bonetti appare un attimo, nei panni di un medico d’ospedale e non dà una buona notizia a Tanino, incarnato da Francesco Montanari, che fu il “Libanese” della serie tv “Romanzo criminale” e da allora ha provato ad allontanarsi in ogni modo da quel cliché. Valeria Solarino, sempre a un passo dalla lacrima, è Sara, mentre Alessandro Haber porta a spasso la barba incolta e l’animo ulcerato del cineasta cardiopatico scandendo frasi del tipo: “Il cinema è finto, la costruzione di un destino che non esiste”.

Michele Anselmi

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