MOSTRANO I PUGNI “LE GIORNATE DEGLI AUTORI” (EDIZIONE XV). LA RIVINCITA DELLE CINEASTE, MA NON SONO QUOTE ROSA

L’angolo di Michele Anselmi 

“Sarà una rassegna pugnace” sintetizza il presidente storico delle Giornate degli autori, Roberto Barzanti. Al che il direttore artistico Giorgio Gosetti, non riesco proprio a chiamarlo “delegato generale” alla francese, replica: “A saperlo prima, saremmo stati anche più pugnaci”. Tutto nasce dal manifesto di questa XV edizione, che ritrae una bella ragazza che tira di boxe, indossando un paio di guantoni rossi. Lo spettatore si prepari. E siccome non spira una bella aria al Parlamento europeo sulla difesa del diritto d’autore, come sapete tutto è stato rinviato a settembre, ecco che il presidente Antonio Tajani, volato alla Casa del cinema da Strasburgo, tiene a ribadire che si batterà come un leone contro “le pressioni indebite e aggressive” fattesi sentire fino a poche settimane fa sul cosiddetto copyright digitale.
Sentendosi pure lui un po’ critico di cinema, Tajani aggiunge che “i film europei sono mediamente di qualità superiore rispetto a quelli americani”, e qui magari l’identità culturale sempre strombazzata non c’entra granché, era meglio tacere; ma sapete come sono fatti i politici, anche quelli di destra, quando si trovano in una platea di cineasti.
Nate nel 2004 come sezione autonoma della Mostra del cinema di Venezia, le Giornate degli autori, ex Venice Days, nel tempo hanno visto crescere sponsor e patrocinatori, quindi anche il budget, oggi abbastanza cospicuo. Sostengono Anac, 100autori, Mibac, Siae, Bnl-Paribas, Miu Miu e naturalmente il Parlamento europeo. Il tutto dal 29 all’8 settembre, in linea con i giorni della Mostra “ufficiale”. E siccome la boxeur in cartellone è donna (anche se c’è una variazione maschile) ha facile gioco Gosetti nell’annunciare che 6 dei 12 film della selezione ufficiale sono firmati da cineaste. “Non sono quote rosa ma solo un modo per riequilibrare le cose” aggiunge, spiegando che “la scelta è il risultato di una ricerca senza steccati e presupposti”. Meglio così.
Alcuni dei titoli “al femminile” in questione? Il francese “C’est ça l’amour” di Claire Burger, il brasiliano “Domingo” di Clara Linhart & Fellipe Barbosa, lo svizzero “Pearl” di Elsa Amiel… Quanto all’Italia ci sarà “Ricordi?” di Valerio Mieli, che è scrittore oltre che regista, già autore del riuscito “Dieci inverni”. Anche qui si parla d’amore; di un’altra tormentata storia d’amore raccontata attraverso i ricordi “falsati dallo stato d’animo, dal tempo, dalle differenze di punto di vista dei giovani innamorati”. Che sono Luca Marinelli e Linda Caridi. Si apre, in concorso, con il cambogiano “Les tombeaux sans noms” di Rithy Panh; si chiude, fuori concorso, con il belga “Le suicide d’Emma Peteers” di Nicole Palo.
A proposito dei guantoni da boxe, allegri e combattivi, di cui sopra: saranno disponibili alla Villa dei autori fin dalla serata di pre-apertura dedicata ai nuovi talenti di “Bookciak, Azione!”. Per Gosetti è “il nostro modo di ricordare un’altra stagione, di 50 anni fa, in cui i giovani conquistarono il centro del ring e furono campioni”. Il riferimento è al più o meno mitico Sessantotto, anche se non si dice chiaramente.
Ricco come sempre di eventi speciali il menù degli undici giorni: da “Happy lamento” di Alexander Kluge a “The Ghost of Peter Sellers”di Peter Medak (l’avventurosa storia di un film mai finito), mentre un posto a parte toccherà a “Il bene mio” dell’italiano Pippo Mezzapesa, protagonista Sergio Rubini.
La domanda cruciale che pone uno dei titoli selezionati, il documentario di Hermann Vaske, recita: “Why are we creative?”. Rispondono fiori di artisti: Wim Wenders, Jimmy Page, Philippe Stark, Quentin Tarantino, Peter Ustinov, David Bowie, Angelina Jolie, Vivienne Westwood, Marina Abramovic e infiniti altri/altre. Speriamo che siano divertenti. Almeno quanto quel celebre aforisma del polacco Stanislaw Jerzy Lec che dice: “Il momento in cui si riconosce la propria mancanza di talento è un lampo di genio”.

Michele Anselmi

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