SUORE E OPERAIE UNITE NELLA LOTTA A COLPI DI SEXY LINGERIE. E NANNI MORETTI SI FA SOTTO PER DARE UN’USCITA A “BEATE”

L’angolo di Michele Anselmi 

La e-mail ai giornalisti firmata dal produttore Dario Formisano, che fu mio compagno di banco tanti anni fa a “l’Unità”, dice così: «Di “Beate” purtroppo non vedrai trailer in tv e neppure pubblicità sui giornali. Ragion per cui mi permetto di chiederti un contributo speciale, se puoi e se il film ti interesserà, alla sua visibilità». Eccolo.
Esce giovedì 30 agosto al cinema Nuovo Sacher di Roma e all’Anteo Palazzo di Milano, a seguire in altre sale sparse per l’Italia, il film d’esordio di Samad Zarmandili che qualsiasi tv generalista dovrebbe acquistare e mandare in onda in prima serata. Perché “Beate” ha il pregio di far sorridere inventando una storia ben piantata nell’Italia odierna, area Nord-Est, che lo strillo di lancio sintetizza così: “Una commedia di suore, operaie, reggiseni e miracoli”.
Avete capito bene. Nella vicenda, sceneggiata da Salvatore Maira, Gianni Gatti e Antonio Cecchi, operaie tessili prossime al licenziamento e suore ricamatrici a rischio sfratto si ritrovano unite nella lotta “per salvare corpi e anime”. L’incontro è volutamente paradossale, con risvolti birichini, anche perché il gruppetto di operaie guidate dalla fiera Armida, cioè Donatella Finocchiaro, è specializzato nella produzione di reggiseni e mutandine naturalmente sexy.
Solo che l’avida/viziosetta padrona di “Veronica”, questo il marchio della fabbrichetta, vuole delocalizzare in Serbia e lasciare a casa le poche lavoranti rimaste, sicché urge una soluzione alternativa. Che Armida, ballerina mancata a causa di un “piede torto” vissuto come un’umiliante menomazione, trova nella severa zia religiosa. Suor Restituita guida infatti, nel vicino convento del Manto Santo, un pugno di monache abili nell’antica arte del ricamo, tutte devote alla mummificata Beata Armida, ma soprattutto ignare di ciò che il vescovo, in combutta con un aspirante sindaco proprietario anche di “Veronica”, sta tramando: e cioè trasformare quel suggestivo complesso architettonico in un resort di lusso.
A partire dal titolo, “Beate” gioca un po’ con l’argomento, mischiando sacro e profano, tonache e lingerie, la Fede messa alla prova di quelle suore stravaganti e la disperata fantasia di quelle operaie in cerca di un riscatto. Il tutto ambientato tra Adria e Rovigo, sul Delta del Po, tra zanzare, anguille, affondi dialettali e sesso extraconiugale.
Pare che Nanni Moretti, dopo aver ospitato “Beate” nella rassegna estiva “Bimbi Belli” dedicata alle opere prime, abbia subito messo a disposizione il Nuovo Sacher per due settimane, anche per dare una mano al film in attesa di una distribuzione. Una scelta contagiosa, tanto è vero che, come si diceva, altri esercenti si sono aggiunti o si stanno aggiungendo. La commedia, allegra e colorata, benché soffocata da un surplus di musica, maneggia senza troppe pretese i cliché di un certo Veneto operoso e cattolico per estrarne una buffa storia di solidarietà femminile a lieto fine, con tanto di miracolo, s’intende commentata per antifrasi dalla sempre amabile “Veronica” di Enzo Jannacci, che però era la storia di una prostituta dal cuore d’oro.

Michele Anselmi

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