IL FUOCO COMBATTUTO COL FUOCO. ESCE AL CINEMA “FIRE SQUAD”. DIMENTICARE I POMPIERI DI CITTÀ. BROLIN FA L’EROE DEI BOSCHI

L’angolo di Michele Anselmi (per Siae.it)

Il fuoco è assassino per definizione, specie se c’è qualcuno che l’appicca. Abbiamo visto le devastazioni che ha prodotto in Grecia nelle settimane scorse e più di recente in California. Proprio ieri il “Corriere della Sera” ha pubblicato un video, abbastanza impressionante, con un padre e un figlio, chiusi in auto, che riescono a salvarsi per miracolo da un incendio nel Glacier National Park, in Montana. Insomma, meglio stare alla larga se non si è un vigile del fuoco.
I pompieri urbani, ascesi giustamente ad eroi dopo l’11 Settembre, sono stati raccontati da tanti film e serie tv, ultima in ordine di tempo “Chicago Fire Squad”; quelli dei boschi, meno noti, sono omaggiati adesso da un bel film di Joseph Kosinski, nelle sale dal 22 agosto con 01-Distribution, il cui titolo italiano recita “Fire Squad – Incubo di fuoco” (meglio l’originale “Only the Brave”).
La storia è vera, anche assai tragica: nel 2013 diciannove dei venti componenti dell’unità d’élite Granite Mountain Hotshots morirono nel gigantesco incendio di Yarnell Hill, in Arizona. Il film ricostruisce i percorsi umani e professionali di quegli uomini e delle loro mogli, partendo da una cosa che non molti, almeno qui in Italia, sanno: di fronte a incendi giganteschi che devastano ettari ed ettari di bosco, i pompieri in questione non portano acqua per spegnerli ma scavano trincee e abbattono alberi, combattendo il fuoco col fuoco, per arginarne il cammino e mutarne la direzione.
I Granite Mountain Hotshots erano un’unità municipale, nata un po’ per scommessa nella cittadina di Prescott, grazie alla grinta di Eric Marsh, un veterano del ramo, interpretato con maschia partecipazione da Josh Brolin, stanco di lavorare nelle retrovie degli incendi boschivi, spesso maltrattato dai colleghi di presunta serie A. Nella diffidenza di molti, Marsh mise insieme quel gruppo di tosti vigili del fuoco, riunendoli sotto il detto latino “Esse quam videri”, cioè “essere più che sembrare”, e trovando quel bel nome, appunto Granite Mountain Hotshots, osservando una montagna di fronte a casa.
Ha ragione il regista Kosinski quando suggerisce che “Fire Squad – Incubo di fuoco” può essere visto “come un film di guerra, anche se è una guerra contro Madre Natura”. Simili a Navy-Seals antiroghi, i giovanotti in questione sperimentano senso di corpo e unità d’azione; poi, naturalmente, il “fattore umano” fa il resto in quel contesto quasi western, tra fattorie, cavalli, giubbotti Carhartt, musica country, vite sbandate, amori in bilico, figli voluti e non voluti, incubi e allucinazioni (un orso avvolto dalle fiamme che corre…).
Quando Marsh dice alla moglie amata reduce da un incidente d’auto “Rimettiti, sarò a casa per cena”, sappiamo tutti che non sarà così semplice la faccenda. Il film, lungo 130 minuti, è riuscito, pure impressionante sul fronte degli effetti speciali, abbastanza classico nel racconto delle vite, s’intende retorico del finalissimo, con le foto dei veri vigili del fuoco mentre risuona la ballata “Hold the Light” di Dierks Bentley.
Josh Brolin non si risparmia nei panni di Marsh, quasi sposando lo spirito epico del film; ma non sono da meno la tosta Jennifer Connelly, il giovane Miles Teller e l’invecchiato Jeff Bridges.

Michele Anselmi

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