“L’AMICA GENIALE”: ASSAGGIO AL LIDO CON LE PRIME DUE PUNTATE. L’ARIA È NEOREALISTA, MA “ROMA CITTÀ APERTA” PER FAVORE NO

La Mostra di Michele Anselmi per Cinemonitor (7)

Dice un personaggio di “Doubles Vies”, il film di Olivier Assayas passato in concorso: “Le serie tv ottengono sempre ottime critiche”. Scommettiamo che succederà anche con “L’amica geniale” di Saverio Costanzo, la serie in otto puntate tratta dal romanzo (2011, Edizione E/O) di Elena Ferrante? Clima delle grandi occasioni, qui al Lido, per l’arrivo, tra le proiezioni speciali fuori concorso, dei primi due episodi della serie che andrà in onda a fine ottobre o ai primi di novembre, sia sulla Rai sia su TimVision.
Lo sforzo produttivo, che ha visto riunire le forze di Wild Side, Fandango, Rai e Hbo, pare sia stato imponente, sul piano delle ricostruzioni scenografiche, delle comparse, dei costumi, delle giornate di lavorazione. Bisognerà vedere l’insieme dell’opera per farsene un’idea, esprimere un giudizio completo, ma l’assaggio veneziano ha convinto a metà: troppa musica spalmata su tutto, anche quando i personaggi parlano; una recitazione fortemente caratterizzata, a tratti bozzettistica, e non a causa del dialetto; uno stile asprigno e un po’ sopra le righe che prova a restituire il sapore della pagina scritta (anche attraverso la voce narrante di Alba Rohrwacher.
Come si sa, il romanzo, poi diventato una tetralogia, ha molto venduto, piacendo soprattutto al pubblico femminile, lo stesso al quale, in buona misura, si rivolge ora la trasposizione firmata alla regia da Costanzo, su sceneggiatura della stessa Ferrante, Francesco Piccolo, Laura Paolucci e del regista.
Antonio D’Orrico ci ha appena ricordato su “La Lettura” che Elena Ferrante “è la più grande scrittrice italiana”, e certo la saga di Elena Greco e Lila Cerullo, le due amiche per la pelle che si conoscono nei primi anni Cinquanta in un rione miserabile e isolato da tutto alla periferia di Napoli, è di quelle che invitano a una calda condivisione.
Da piccole e poi crescendo fino a diventare giovani donne, Elena e Lila affrontano “il male nerissimo del mondo” sotto un cielo “tremendo, zeppo di stelle e di tenebra, gelato”. Elena è tenace e accomodante, Lila è geniale e ribelle: non sarà facile, per le due amiche-rivali, crescere in quel contesto maschilista, anche violento e plebeo, mentre l’Italia si avvia molto faticosamente al boom economico.
Sviluppato come un lungo flashback, si parte dall’oggi con Elena ormai anziana che si dispone a scrivere la storia dell’amica scomparsa nel nulla, la vicenda è punteggiata di eventi drammatici e torsioni romantiche, con qualche parentesi di alleggerimento. Elisa Del Genio e Ludovica Nasti incarnano Elena e Lila da bambine, più avanti arriveranno Margherita Mazzucco e Gaia Girace. Ogni tanto un’aria neorealista spira sul ritratto d’insieme, e purtroppo arriva pure la citazione della corsa di Anna Magnani in “Roma città aperta”; anche se Costanzo poi vira verso un racconto ad alto tasso simbolico. Non a caso quel rione sembra costruito (volutamente?) in mezzo al nulla.

Michele Anselmi

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