Il maestro di violino. Saper ascoltare i deboli e i diseredati

È il momento di giocarsi il tutto per tutto. L’audizione in corso potrebbe spalancare all’artista le porte della prestigiosa Orchestra Filarmonica di San Paolo. Enfant prodige, consacrato alla musica dalla primissima infanzia, Laerte è un violinista di raro talento. E tuttavia il destino conduce ad esiti imprevedibili. Incapace di controllare nervi ed emotività, l’uomo fallisce. Per pagare affitto e bollette, Laerte si ritrova suo malgrado a improvvisarsi insegnante di musica per un gruppo di giovani allievi problematici, scarsamente motivati, nel cuore della favela di Heliopolis.
“La favela è nostra!”, urla un ragazzo, abitante della baraccopoli. Volto teso e pugno vendicativo, affronta la polizia. L’eco del suo grido si perde nella notte. Perché la favela non è unicamente un ghetto alla deriva, case ammassate rottami su rottami. Il macro-quartiere è il popolo che vi risiede e che lo anima: povera gente stremata da una sete di riscatto messa da parte, accantonata nel tempo tra polvere e sterpi, come cosa da niente. La forza del cineasta brasiliano Sérgio Machado sta nel dare voce ai diseredati, quelli che nessuno si sforza di ascoltare. È sufficiente porgere l’orecchio per provare empatia, imparare e comprendere.
Nel suo film, “Il maestro di violino”, il regista ci offre una visione binaria della sua società. Da un lato un mondo asettico e noioso, cui Laerte vorrebbe appartenere. Dall’altro quello delle favela: colorato, violento, rumoroso e tuttavia assai più appassionato, ardente, umano. Machado si appassiona nel filmare il dilemma vissuto da Laerte, inizialmente persuaso dalla necessità di una scelta. Il violinista è convinto che queste due realtà, apparentemente antitetiche, si rifiutino necessariamente a vicenda. Non si accorge del vero celato dall’apparenza. Alla resa dei conti Laerte avrà bisogno della favela quanto lei necessiterà di lui. È come se l’autore indicasse al suo paese la via da seguire: integrazione e unità. Il titolo originale del film, “Tudo que aprendemos juntos” significa letteralmente “Tutto ciò che apprendiamo insieme”.
Tramite il suo protagonista, Machado spalanca una diversa prospettiva sui ghetti brasiliani: Laerte è un musicista ambizioso, non privo d’egoismo e nonostante tutto profondamente umano. “Il maestro di violino” è una favola in divenire più che un impulso vero e proprio volto a scuotere il sistema. Il cineasta ha ragione: è meglio il suono del pizzicato di uno strumento ad arco del rumore di un revolver che si ricarica.

Chiara Roggino

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