LA DELOREAN UN’AUTO CATORCIO (A PARTE “RITORNO AL FUTURO”). IN “DRIVEN” LA STRANA STORIA DEL SUO INVENTORE E NON SOLO

La Mostra di Michele Anselmi per Cinemonitor (14)

Chiunque abbia visto la trilogia “Ritorno al futuro” ricorderà l’aggressiva auto sportiva usata da Christopher Lloyd e Michael J. Fox per viaggiare nel tempo. Era una DeLorean DMC-12, sia pure “potenziata” a dovere e ricolma di congegni vari per poter assolvere al fantasioso compito. Ma nella realtà quell’auto fu un fallimento, tecnico e commerciale, altro che “la macchina del futuro”, benché l’avesse progettata John DeLorean, uno del ramo che aveva salvato il marchio declinante della Pontiac inventando la mitica GTO di tanti film e canzoni.
La storia di quel progettista e megalomane, morto nel 2005, torna nel bizzarro film dell’irlandese Nick Hamm che chiude stasera fuori concorso la 75ª Mostra veneziana. Hamm è lo stesso del pregevole “Il viaggio – The Journey” passato qui al Lido due anni fa; e di nuovo il regista torna indietro nel tempo per narrare l’incontro-scontro tra due uomini in fondo destinati a odiarsi se…
“Driven” si potrebbe tradurre con “guidato”, ma vai a sapere chi pilota chi in questa eccentrica storia ambientata nel 1974, tra le ville e le palme di un esclusivo quartiere residenziale della California meridionale. Dove l’impassibile canaglia Jim Hoffman approda con la sua famigliola dopo essere stato beccato dall’Fbi con un ingente carico di cocaina nascosto in un piccolo aereo. Perché sia libero lo sapremo strada facendo; e intanto Hoffman scopre che il suo vicino di casa è l’atletico e carismatico DeLorean. Criniera di capelli bianchi, mento rifatto, voce calma, moglie sexy, il manager-ingegnere sta cercando capitali per lanciare la sua avveniristica DeLorean (sarà costruita a Belfast, Irlanda, usando motori Renault).
I due se la spassano in quel paradiso dai colori pastello, tra feste in stile “Hollywood Party” e partite di ping-pong; ma la rivoluzionaria DMC-12 non decolla, anche perché piena d tare tecniche, e così DeLorean chiede aiuto a Hoffman, il quale conosce un solo modo per far girare i soldi: la droga. Se non fosse che la Fbi lo tiene per le palle.
Alla maniera un po’ survoltata e kitsch di “American Hustle – L’apparenza inganna”, il film di Hamm ricostruisce in un delirio di chiacchiere la buffa amicizia tra i due vicini di casa partendo dal finale, dentro un’aula giudiziaria, dove i nodi vengono al pettine e l’imperturbabile Hoffman è chiamato a una scelta morale.
Jason Sudeikis, nei panni dell’imbroglione patentato, è il punto di forza della commedia: col suo ciuffo, i suoi baffi, i suoi abiti improbabili, la sua faccia di tolla. Già nel 2013, con “Come ti spaccio la famiglia”, aveva interpretato un ruolo simile, ma in “Driven” l’ambientazione anni Settanta fa la differenza, non fosse altro per i riferimenti alla vera parabola di DeLorean, interpretato da Lee Pace.
Chissà se qualcuno lo comprerà per l’Italia. Certo colpisce scoprire che tutto il film sia stato girato a Porto Rico, subito prima e subito dopo il devastante uragano “Maria”. Un breve documentario, “In the Making of Driven”, racconta ciò che non si vede sullo schermo, dove tutto è lindo e assolato. Cioè la determinazione con la quale i tecnici portoricani, alcuni dei quali rimasti senza casa, riuscirono a salvare il film, in qualche modo anche l’economia dell’isola, considerati i milioni di dollari investiti.
(Nelle foto: in alto Lee Pace nel ruolo di John DeLorean in “Driven”; sotto il vero DeLorean con la sua DMC-12)

Michele Anselmi

Lascia un commento