Finding Hollywood. A colloquio con Isabella Mastrodicasa, produttrice e literary manager

C’è chi stipa i sogni nel cassetto e chi nella valigia. Isabella Mastrodicasa, una laurea in giurisprudenza alla Bocconi e un’innata passione per il cinema, appartiene alla seconda categoria. Partita da un paese in provincia di Viterbo nel 2014 per lavorare ad Hollywood, con applicazione e dedizione, è riuscita a raggiungere un obiettivo tutt’altro che facile. Oggi è produttrice e literary manager per Heroes and Villains Entertainment, un’importante società di management e produzione che si occupa di cinema, tv, videogame, fumetti e new media. L’abbiamo incontrata per farci raccontare la sua esperienza e conoscere, da vicino, meccanismi e segreti delle varie realtà imprenditoriali che contribuiscono a dare forma all’industria dello spettacolo di oggi.

Isabella, com’è iniziata la tua esperienza a Hollywood?

Mi sono trasferita qui circa quattro anni fa senza conoscere nessuno, senza aver mai letto una sceneggiatura, senza avere la più pallida idea di come riuscire a trovare un lavoro. Mi sono iscritta alla UCLA dove ho conseguito un diploma in Business and Management of Entertainment, e quei 12 mesi mi hanno dato il tempo di osservare ogni meccanismo, di conoscere ogni società, studio, agenzia, di iniziare a tessere la rete di relazioni che poi mi hanno portata ad avere il mio primo lavoro come assistente in una delle più rinomate agenzie per sceneggiatori e registi di Hollywood. Penso di essere la prova vivente che anche se non hai conoscenze, non hai iniziato da piccolo a lavorare in un certo settore, non hai il supporto emotivo costante delle persone intorno a te, con intelligenza e volontà puoi arrivare a muovere montagne.

Di cosa ti occupi esattamente e per che società lavori a Los Angeles?

Lavoro per una società di management e produzione chiamata Heroes and Villains Entertainment. Ci occupiamo di trovare progetti da produrre (sia film che serie TV), ma soprattutto di guidare le carriere di registi e scrittori pieni di talento e di portare al massimo livello possibile. Tra i nostri clienti ci sono scrittori pazzeschi che lavorano sulle maggiori serie del momento, da Handmade’s Tale a 13 Reason Why, Jessica Jones, Cloak & Dagger, The Expanse, Dear White People, ma anche scrittori di progetti per Fox, Universal, Paramount, Warner Brothers, Netflix e Amazon. Per ovvie ragioni io, oltre a supportare il lavoro che i miei colleghi stanno facendo, mi sto focalizzando sul mercato Europeo e su talenti Italiani, ho infatti iniziato a collaborare con Nicola Guaglianone e Menotti, a mio avviso, due dei più grossi sceneggiatori che abbiamo nel cinema italiano .

Qual è stato l’aspetto più difficile del tuo cambio di carriera, e del trasferirsi in America?

Paradossalmente non è stato il background in legge che in Italia per assurde ragioni sembrava chiudermi strade, ma la lingua, la cultura, i ritmi, la mentalità. Ho passato tanto tempo a sentirmi come su Marte, costruendo a 26 anni una vita da zero. Ho trovato tanti amici e persone meravigliose, ma credo che il senso di solitudine per il non appartenere completamente alla loro cultura rimane sempre lì costante nel sottofondo.

Quali sono alcune delle più grandi soddisfazioni che sei riuscita ad ottenere?

Il mio primo lavoro. Ero in una grossa società ed ero l’unica persona non americana. Ho faticato così tanto per capire i loro meccanismi, per adeguarmi e per farmi prendere seriamente, e quando mi è stato offerto un lavoro che tante altre persone volevano ho sentito di aver vinto una delle battaglie più toste della mia vita. Il secondo momento magico è stato quando, dopo un pranzo con il produttore Frank Marshall, mi offrì di andare a lavorare per la società che ha creato insieme a Kathleen Kennedy decenni fa e ha prodotto i film che hanno accompagnato la crescita di ognuno di noi. Grazie a quell’esperienza ho potuto lavorare alla produzione del pluripremiato documentario Finding Oscar sulla guerra civile in Guatemala. Vedere il mio nome accanto a quello di Steven Spielberg, co-produttore insieme a Marshall, è stato impagabile.

Con quali persone e a quali progetti ti piacerebbe lavorare in futuro?

Mi piacerebbe molto lavorare qui con registi nostrani come Sollima e Guadagnino su film americani, fare da ponte tra la nostra inesauribile fonte di talento, e la loro innegabile abilità di creare, vendere e consegnare una storia al pubblico.

Quali sono alcune delle persone e delle situazioni che senti ti hanno aiutata ad arrivare fin qui?

Sicuramente tutte le persone che mi hanno ripetuto che non ce l’avrei mai fatta: sono le prime che mi hanno resa così forte e determinata. Sicuramente i miei genitori che per primi mi hanno fatto viaggiare oltre i confini da piccola, stuzzicando la mia infinita curiosità. Sicuramente le persone che in questa città hanno creduto nella mia visione, nelle mie potenzialità e nel mio talento offrendomi di lavorare con loro. Sicuramente chi si è preso anche solo cinque minuti per darmi un consiglio, spiegarmi cose che non sapevo, indicarmi la strada giusta per arrivare dove volevo

Cosa pensi del caso Weinstein e del #metoo movement?

Penso che da tempo sapevamo tutti che la bomba sarebbe esplosa, non solo per lui le cui abitudini erano note a tutti, ma anche per chi come lui credeva di poter intimidire o fare pressioni sull’altro sesso utilizzando il proprio potere. Penso che sia finita un’era e che per una donna che come me sta vivendo nella difficile era di Trump: quello che è accaduto dà molta carica e speranza in un futuro più equo e meritocratico. Allo stesso tempo penso che la reazione opposta avuta in Italia a seguito degli stessi scandali sia molto triste e degradante per una società e una cultura come la nostra che dovrebbe invece fare da esempio e guidare il progresso.

Tre consigli che daresti a chi vorrebbe fare il tuo stesso percorso?

Il primo consiglio è di essere curiosi, di educare se stessi, di leggere, di guardare, di chiedere, di non fermarsi alla facciata delle cose. Il secondo è quello di essere sempre disponibile con chiunque vi si presenti davanti, di rispondere sempre alle mail di chi non si conosce, di accettare sempre di prendere un caffè con qualcuno. La stessa persona che si sta rivolgendo a voi oggi per un consiglio o un aiuto, potrebbe essere la stessa alla quale sarai tu a chiedere un consiglio o un aiuto domani. Non si sa mai chi si ha di fronte. In ultimo, vorrei lanciare il messaggio di non smettere di credere nel vostro sogno, quello più grande, quello che più vi spaventa, quello che vi imbarazza persino ammettere a voce alta o dire al vostro migliore amico.

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